She Wolf - Aura ConteShe Wolf

Un segreto letale, una serie di omicidi, un amore tormentato, licantropi, vampate di calore, orgoglio e soprattutto vendetta!
Genere: Commedia Romantica/Horror/Fantasy
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“She Wolf” di Aura Conte
© Copyright 2020 Aura Conte – Tutti i diritti riservati.

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“Chi ha paura del lupo, non entri nel bosco...”

– PROVERBIO –

 

CAPITOLO 1

Nicole

57… 58… 59…
Il trillo della sveglia echeggia nella mia stanza, puntuale. Sono le sei e quarantacinque minuti.
Ho un servizio fotografico poco prima delle nove, l’attrezzatura è già in borsa. La location è il ponte di Brooklyn e le ragazze del mio team saranno sul posto tra meno di un’ora, per controllare truccatori e modelle.
Mi alzo dal letto svogliatamente, dando un’occhiata fuori dalla finestra.
Poi, dopo aver preparato il primo dei miei quattro caffè di oggi, sposto lo sguardo sulla poltrona vicino al mio letto.
È l’unico angolo in disordine all’interno del loft ed è colmo di vestiti. Il resto è invece organizzato alla perfezione ed è in ordine… come sempre.
A sette anni ho letto che per avere successo, bisogna vivere e lavorare in ambienti sgombri e puliti. Da quell’istante, anche la casa delle mie Barbie non ha più avuto una scarpa fuori posto.
Quella poltrona è quindi da mesi il mio tallone di Achille, un problema che prima o poi mi toccherà risolvere.
Non posso farmi distrarre da certe scemenze… non posso mettermi a sistemarla proprio oggi penso, sorseggiando dalla tazza.
Mancano diverse settimane ai Fashion Awards USA di quest’anno, ai quali sono candidata.
Ho ben altro a cui pensare! Mi rimprovero.
Negli ultimi due anni ho perso per un soffio il premio come miglior fotografo di moda… o meglio fotografa, contro un uomo con molta meno esperienza di me, Donny Harris, figlio del direttore del giornale per cui lavora.
Non posso permettere che accada una terza volta. Sia per la mia carriera, sia per la rivista con la quale collaboro: Trenders.
Pertanto, fino al giorno dell’evento, le mie priorità saranno: sfilate, copertine, anteprime, foto per interviste e nient’altro.
I miei disturbi ossessivo compulsivi dovranno farsene una ragione!
Uno squillo improvviso mi fa sussultare. Afferro il mio cellulare e leggo il nome che appare sul display.
«Sono sveglia» dichiaro, accettando la chiamata.
«Non trovo le chiavi, mi apriresti il portone? Devo mostrarti una cosa…» sbraita Triny, mettendomi fretta. È la mia migliore amica da circa nove anni… da quando in un giorno di fine estate, il sistema della NYU ha deciso di piazzarci nella stessa camera di dormitorio.
Schiaccio con un dito sul pulsante del citofono a pochi passi da me e subito dopo, inizio a riconoscere il classico frastuono che accompagna da sempre Triny.
La sento mentre colpisce il muro con delle buste di plastica e si fa strada per le scale che conducono dal piano terra dove si trova il nostro studio fotografico, alla porta del mio appartamento. Il quale si trova al primo piano.
«Buongiorno…» provo a salutarla, mentre apro la porta per accoglierla ma lei mi zittisce immediatamente.
«Stavo andando sul set, quando ho visto questo in edicola!» strilla, sfilando da sotto un braccio una rivista. Sembra un portabiti in questo momento, non una costumista.
«Cosa devo leggere?» le chiedo ancora assonnata, mentre fisso una giovane attrice sulla copertina di FairLook.
«Pagina 67… non ti piacerà, Nicole!» mi avverte.
«Hai già deciso cosa indossare domani sera, alla festa del capo?» le chiedo, riferendomi al party organizzato in occasione del fidanzamento del proprietario di Trenders.
Nel frattempo sfoglio il giornale e mi fermo sull’articolo indicato da Triny.
«Non ancora! Leggi subito, non tergiversare!» mi rimprovera quest’ultima, mettendomi fretta. La porta del mio appartamento è ancora spalancata, la mia amica non ha messo piede dentro.
Appena controllo il titolo, capisco che l’articolo riguarda il mio tanto agognato premio.
Poi, però, abbassando lo sguardo, per poco non ho un conato di vomito per il disgusto dato dall’immagine inserita al centro della pagina. Si tratta di una foto scattata durante la cerimonia di premiazione dell’anno scorso.
Ci sono anche io… dietro… insieme agli altri candidati perdenti.
In primo piano c’è Donny Harris con la moglie, il presidente della giuria e il suo premio stretto tra le mani.
«Leggi cosa ha dichiarato il verme!» puntualizza Triny, indicando delle righe a destra dell’articolo.
«Sono abbastanza certo che anche quest’anno vincerò… dichiara Harris al nostro reporter. In fondo, non è poi così difficile farlo quando ti trovi in competizione con gente poco originale o con ragazzine che a malapena sanno tenere in mano una macchina fotografica. Senza poi contare vecchi concept e modelli da loro immortalati nelle foto» leggo ad alta voce.
Chiudo la rivista e la porgo di nuovo alla mia amica. Subito dopo, rifletto sulle sue parole per qualche istante.
La ragazzina sarei io?
«Se non fosse per suo padre, in questo momento starebbe lavando i piatti in un qualsiasi take away del Queens! Devi replicare, non puoi fargliela passare liscia!» inizia a lamentarsi Triny ma la zittisco, tappandole la bocca.
«No. Lui vuole questo. Cerca la polemica ma non l’avrà, non avrà nulla da me. Io continuerò a fare il mio lavoro» le spiego con calma. «Ora va’, siamo entrambe già abbastanza in ritardo.»
«Nicole… forse dovresti avere una reazione. Non può passarla liscia. Non essere sempre così calma, educata e accondiscendente!» tenta di convincermi Triny.
«No. Userò il mio metodo: silenzio e lavoro» concludo, invitandola ad andare via.
«Okay, ci vediamo sul set fra un’ora» biascica la mia amica, scuotendo la testa.
Lo so, mi sta giudicando male. In me, lei avrebbe scatenato i quattro cavalieri dell’apocalisse o Cerbero, e avrebbe già colpito Harris con le saette di Zeus… vista la sua origine greca.
Io, invece, non lo farò. Lui cerca una ragazzina offesa, pronta a fargli pubblicità con una polemica da asilo nido, così da farmi passare ancora di più per incompetente.
Be’, può scordarselo.
Lascerò al mio curriculum il compito di distruggerlo.

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CAPITOLO 2

David

C’è qualcosa di diverso qui a New York.
Non capisco se sia l’atmosfera, l’alto tasso di smog o il comportamento particolare dei suoi cittadini.
Anche stasera, al party dove sono stato invitato… nemmeno ventiquattro ore dopo essere atterrato da Londra. La città dove ho vissuto negli ultimi mesi.
Sono stato qui solo cinque volte nella mia vita, sempre per lavoro e per la fashion week.
Forse, essere conscio che da adesso dovrò viverci a tempo indeterminato, mi fa sentire così. Eccitato ma guardingo, interessato a cosa mi circonda ma con riserva.
Provo attrazione e repulsione… in egual misura.
«Con quella bruna ci ho fatto un servizio fotografico a Positano» dichiara Isaak, indicandoci una delle tante invitate stasera.
Io, lui e un nostro amico ci troviamo a una festa di fidanzamento, anche se non conosciamo bene la coppia in questione.
Considerato il vasto numero di persone presenti, non credo che siamo i soli. La nostra booker, ovvero l’incaricata dell’agenzia di moda statunitense con la quale abbiamo appena sottoscritto un contratto come modelli, ci ha quasi costretti con la forza a venire qui negli Hamptons.
L’ha spacciata come la festa dell’anno, nemmeno fosse il party d’apertura della fashion week di Milano o di Pitti Uomo.
Il futuro marito è a capo di Trenders, una famosissima rivista di moda, e farci notare fin da subito da lui e dai suoi collaboratori, vuol dire incassare tanti soldi in contratti pubblicitari negli Stati Uniti.
«Intendi quella con i boxer bianchi, girata in barca?» domanda Clive, anche lui modello come me e Isaak.
«Quella era una mia campagna… per il profumo di Giorgio» rispondo distratto, guardandomi intorno.
«No, Clive… quella nella villa. La pubblicità dei cronometri» puntualizza Isaak un po’ stizzito.
«Quella dove lei ti pianta per un uomo attempato con la Maserati e l’orologio da centomila euro?» scherza Clive e comprendo che sta prendendo in giro l’orgoglio di Isaak, fin da principio.
«Vaffanculo, Clive» replica Isaak… forse un po’ troppo offeso.
Purtroppo, quando si sceglie il nostro lavoro, non ci si può sempre imporre sui messaggi che si vogliono trasmettere, durante le campagne pubblicitarie. Così ci si ritrova a interpretare ruoli poco piacevoli, pur di sfilare in passerella per una grande firma.
«Su, non te la prendere! Se vuoi, ti presto la mia nuova BMW, appena me la consegnano. Riguardo alla modella, penso che sia ancora impegnata con il tizio attempato» lo informo, puntando un dito davanti a noi.
Un uomo sui cinquantacinque anni ci sta provando con la ragazza in questione, si vede lontano un miglio che lei è a un passo dal cedere alle sue avances. È un uomo di bell’aspetto e questo fa irrigidire Isaak di colpo, per via di un attacco di gelosia.
Io e Clive iniziamo a ridere e a prenderlo in giro. Tuttavia, dopo alcuni istanti, mi sento scosso.
«Che c’è?» domanda subito Clive.
Sposto la testa, chiudendo gli occhi. Poi allento il colletto della camicia bianca del completo scuro che ho indosso, anche se i primi bottoni sono già sbottonati.
Di colpo, sento caldo e l’aria inizia a mancarmi.
«Non mi sento bene, dovevo restare in albergo» mormoro, provando a tornare in me.
«Forse è solo stress, David… domani devi incontrare quel tizio» dichiara Isaak.
Questa volta, quello a irrigidirsi sono io.
Domani… da domani forse sarà tutto diverso. Il mio subconscio mi sta soltanto tenendo in guardia dal non farmi distrarre da cose futili, come una serata insieme ad alcuni amici.
«Non preoccuparti. Ti aiuterà a trovare quel tuo parente. Norbert è un detective di quelli tosti, per questo te l’ho suggerito» aggiunge Clive.
In un attimo, scambio per qualche istante uno sguardo di assenso con Isaak.
Differentemente da Clive, lui sa benissimo quanto sia complicata la mia situazione. Ci conosciamo da anni e una sera, in preda all’alcol, gli ho raccontato la storia della mia vita.
Ancora mi pento per tale cazzata.
Merda, dovevo tenere la bocca chiusa!
«Sì, sarà per quello o perché sono già al terzo calice di champagne… è molto buono» affermo ma sto mentendo.
Come, in fondo, non è vera nemmeno la storia del parente.
Voglio cambiare argomento e godermi la serata.
Il mio cellulare squilla all’improvviso e per rispondere, mi allontano a passo svelto dai miei amici fino a raggiungere il giardino della villa.
La musica è assordante. Se rimanessi dentro con loro, a malapena riuscirei ad ascoltare il mio interlocutore e non posso permettermi tutto ciò.
Accetto la chiamata appena circondato dalla natura e lontano da qualsiasi rumore.
Questa festa non poteva svolgersi in un momento peggiore.
«Quando?» chiedo, senza salutare.
«Domani mattina alle 6, statale 495. C’è una tavola calda per camionisti, poco dopo l’uscita per Dix Hills» risponde un uomo, poi riaggancia.
Allontano dal mio orecchio il telefono e fisso lo schermo.
Lo spengo con centinaia di scenari per la mente.
Si sovrappongono tra di loro.
Ipotesi, ricordi e dubbi poco piacevoli.
«Cazzo… mi devo calmare!» biascico tra me, mentre ripongo il cellulare nel taschino interno della giacca.
Poi, pensando che possa essere il miglior modo per rilassarmi, faccio un respiro profondo… e all’improvviso lo sento.
Il profumo più intenso che abbia mai avvertito in tutta la mia vita.
Mi avvolge, mi inebria… mi ammalia di colpo e tutto intorno a me sembra offuscarsi.

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“She Wolf” di Aura Conte
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