Aura Conte - Fiocchi di neve e baci rubati

FIOCCHI DI NEVE E BACI RUBATI

Genere: Chick lit/Commedia romantica natalizia
Disponibile su Amazon Kindle Unlimited: amazon.it/dp/B08PH98NWS/

“Fiocchi di neve & baci rubati” di Aura Conte

© Copyright 2020 Aura Conte – Tutti i diritti riservati.

****************************************************

CAPITOLO 1

Nellie Foster

«Non importa cosa trovi sotto l’albero, ma chi trovi intorno.»

STEPHEN LITTLEWORD

***

Ultimi giorni di Novembre.
C’era una volta in una piccola, ma davvero piccola città del Maine chiamata Hartwood… una giovane ragazza sull’orlo dell’esaurimento nervoso, per colpa di otto maledettissime renne.
«Julian, più a destra! Topher, stringi forte quelle corna… le devono vedere da almeno un miglio di distanza!» strillo, gesticolando, mentre fiocchi di neve scivolano sulle mie mani e un profumo intenso di cioccolato si avverte nell’aria.
Eh, sì… purtroppo, sebbene lo scenario sia romantico al punto giusto, la giovane ragazza prossima a un crollo emotivo sono io, tanto per essere chiari fin dall’incipit di questa storia.
Stamane, infatti, la piazza della nostra cittadina dai tetti spioventi e la neve sparsa qui e lì è un caotico assembramento di strutture, scatoloni, camion e tendaggi. L’incubo di qualsiasi organizzatore di eventi.
Anche in questo caso: sempre io.
Manca una settimana all’inizio dell’annuale fiera di Natale e siamo in super ritardo sulla tabella di marcia per colpa di più bestie di peluche a grandezza naturale, le quali non riescono a stare in piedi.
Belle a vedersi… ma un incubo a montarsi!
«Miss Foster…» qualcuno mi chiama, intanto che fisso gli addetti dall’altra parte della strada.
«Sì?» rispondo.
«La sua cioccolata» dichiara Mr. Banks, il proprietario del nostro unico Cafè, porgendomi un bicchiere caldo di carta. «Ho aggiunto tre marshmallows, come piace a lei.»
«Grazie!» replico subito, mettendo in tasca il foglio con la lista delle cose da fare oggi, pur di afferrare velocemente la cioccolata calda.
In questo momento ci sono due gradi Celsius e la percentuale di umido è bassa, una vera fortuna data dal tempo soleggiato. Ho bisogno di riscaldarmi e di una bollente cioccolata calda… di quelle che ti fanno ingrassare di cinque chili con uno sguardo.
«Sta cadendo di nuovo!» un urlo mi distrae dai miei pensieri. All’improvviso, la testa della renna vicino alla giostra di Natale cade a terra e rotola fino ai piedi di un bambino sul passeggino.
Un gemito e un chiassoso pianto si sprigionano nell’area di colpo, per il finto omicidio accaduto sotto gli occhi di un povero innocente.
Cavolo, quelle renne non reggeranno mai alle prossime nevicate!
Perché se c’è qualcosa di certo qui a Hartwood, oltre alla morte e alle camicie di flanella… sono le tormente di neve.
Intense, lunghe, gelide e ogni tanto, quando impediscono i vari festeggiamenti, insopportabili!
Da Ottobre ad Aprile, in questa città nevica un giorno sì e l’altro pure.
La pioggia? Puntualmente… il 4 Luglio, durante i fuochi d’artificio e nell’area del lago. Giusto per farmi impazzire.
Che dire? La nostra cittadina utilizza il clima per lamentarsi di questo o quell’evento.
«Fate attenzione!» grido, avvicinandomi alla piazza.
Tuttavia, un attimo dopo, un frastuono improvviso per poco non mi fa scivolare la cioccolata calda dalle mani, mentre attraverso la strada di fretta.
Uno dei gazebi è appena stato trascinato dalle corna di un’altra renna.
«Siamo messi malissimo, capo…» mi avverte subito Ed, il capo carpentiere, appena raggiungo la renna decapitata. «Ho appena sentito alla radio che questo bel tempo durerà poco. Sta per abbattersi una pesante nevicata nella nostra zona.»
«Quando?» chiedo immediatamente.
«Dicono entro ventiquattr’ore. Il sindaco darà l’allerta dopo pranzo e poi…» accenna.
«Chiuderà tutto perché è uno psicopatico catastrofista! Come al solito…» mi lamento.
«Non ci arriveremo mai…» mi spiega Ed.
«Cavolo, non ci voleva! Mio cugino è passato di qui, stamattina?» domando, devo corrompere Joseph. Dobbiamo avere almeno il tempo di mettere in sicurezza la piazza.
«Non l’ho visto ma dicono che sia venuto a controllare, prima di recarsi in municipio» risponde Ed, mentre un operaio si avvicina per chiedere aiuto.
«Grazie» replico e allontanandomi per lasciarli lavorare, cammino a passo svelto verso la piazzetta laterale sulla quale affaccia il vecchio municipio di Hartwood.
Mentre lo faccio, cerco di elaborare un piano veloce. Abbiamo bisogno di almeno altre sei ore per montare renne e i gazebi. Poi, dovrò correre al Northward – Bed & Breakfast, per prepararlo all’arrivo della tormenta.
«Buongiorno!» saluto di sfuggita l’impiegato all’entrata, spostandomi di corsa all’interno dell’edificio.
Il quale ricorda un museo, visto il mobilio interno. È davvero sorprendente che qui ci sia il Wi-Fi!
Busso alla porta dell’ufficio di Joseph, poco dopo.
Un’altra fortuna di abitare nella nostra piccola città? Conoscersi tutti e non aver idea di cosa sia la formalità, anche perché più del venti percento di noi è imparentato.
«Joss sono Nellie, sei libero?» chiedo ancor prima di entrare.
«Entra pure, è al telefono!» risponde qualcun altro, la cui voce è impressa nella mente fin dal mio primo gemito.
Apro la porta e mi ritrovo davanti il sindaco seduto alla sua scrivania e lo sceriffo accomodato davanti a lui.
Uno è mio cugino e l’altro è be’… mio fratello maggiore. Il primo Foster venuto al mondo.
«Un minuto!» bisbiglia Joseph, facendomi un cenno con la mano così che io possa sedermi.
«Allora Nell, cosa mi racconti?» mi domanda mio fratello, Sonny, facendomi l’occhiolino.
Cavolo, avrà intuito che ho bisogno di qualche favore, perché sono arrivata di corsa qui! penso, sedendomi al suo fianco.
Corruzione di un’autorità davanti a un pubblico ufficiale.
Ottimo.
In un’altra città, finirei in galera!
«Ero in piazza… ho saputo della tormenta in arrivo» gli spiego, finendo di sorseggiare la mia cioccolata calda.
«Non avevo dubbi» bofonchia lui, divertito.
«Sì, sì. Emano l’avviso immediatamente» dichiara nel frattempo mio cugino al suo interlocutore.
Sgrano gli occhi nella sua direzione e scuoto veloce la testa, auspicando con tutta me stessa che sia pronto a ritrarre la sua affermazione…
Tuttavia, Joss se ne frega, mi osserva e fa finta che io non abbia appena provato a fermarlo.
«No, Nellie» dice in seguito, dopo aver concluso la telefonata.
«Non hai nemmeno idea del motivo della mia visita!» replico subito.
«Sei venuta a corrompermi di nuovo, come durante le ultime diciotto volte che ti sei seduta su quella poltroncina… solo nel mese di Novembre!» afferma, mentre quell’infame di mio fratello ridacchia.
«Sei volte! Tutte per ragioni plausibili» gli ricordo.
«Cugina, tu hai un problema… il Natale e le decorazioni natalizie sono la tua dipendenza. Forse dovresti cercare online qualche centro che possa aiutarti o trovarti un hobby. Per esempio, un fidanzato potrebbe tenerti occupata… almeno nei weekend!» ribatte Joseph.
«Disse Mr. Fuochi d’artificio anche sotto la pioggia! Non ho bisogno di un fidanzato, ho già abbastanza da fare… e anche tu sei single quanto me!» gli faccio notare.
«Avete preso da nonno, entrambi… è finito su Google map per le ultime luminarie in giardino. E sì, tesoro… tu hai decisamente bisogno di sfogare con un nuovo hobby. Già prego per lui, poveretto!» scherza Sonny.
Sbuffo immediatamente.
Un fidanzato… qui a Hartwood? E come lo posso trovare se qui siamo tutti amici e parenti? Quando dovrei incontrarlo? Me lo presentano loro, il sindaco di Single Land e lo sceriffo della contea dei Casanova?
Figuriamoci!
«Grazie, sto bene da sola… pensate alle vostre disastrose vite amorose, perdente uno e due» ribatto, puntando il dito su entrambi. «Devo tornare in piazza e poi correre al Northward per assicurarmi che tutto sia pronto, prima dell’arrivo della tormenta.»
«Prima o poi, riuscirai ad ammettere il tuo problema, sorellina» continua Sonny ma lo zittisco con lo sguardo, mentre mi metto in piedi.
«I ragazzi devono aver il tempo di fissare i gazebi e coprire gli addobbi… prima delle quattro non possono tornare a casa» dichiaro, sperando di aver una chance con il buon senso di Joss.
«Sono le dieci, Nellie! Entro pranzo, devono tutti essere a casa!» si lamenta subito.
«Le due… e convinco Meg a bere una cioccolata calda con te» propongo, conoscendo bene il suo punto debole.
La mia migliore amica Meghan è la sua cotta dai tempi delle elementari. Tuttavia, lei lo ha sempre ignorato, perché troppo impegnata a scrivere le sue storie, fino a pubblicarle e diventare un’autrice conosciuta.
Probabilmente, nemmeno proverò a convincerla… so bene quanto sia inutile.
«Dannazione… Nell! Questo è un colpo basso!» sbraita subito mio cugino.
«Tu… Meg… da soli sul portico del Northward. La neve che fiocca, le luci di Natale… “Baby, it’s cold out outside” in sottofondo» aggiungo, sapendo di aver menzionato la sua canzone natalizia preferita.
«Nell!» mi richiama Joss, sfregandosi il viso con le mani.
«Se solo potessi avere dei popcorn in questo momento» afferma Sonny, vedendolo in difficoltà.
«I really can’t stay…» canticchio.
Joseph comincia a tentennare… e guarda fuori dalla finestra. In questo momento non ci sono nuvole all’orizzonte, può e deve cedere.
«Va bene… ma se alle due e un minuto, troverò in giro anche un solo carpentiere, ti puoi dimenticare la concessione della piazza per il prossimo San Valentino» conclude, porgendomi la mano per ufficializzare il nostro patto.
«Cosa non si fa per conquistare il cuore di una donna» sospira mio fratello, beccandosi questa volta un’occhiataccia da Joseph.
Stringo la mano del sindaco malvolentieri. Spero tanto che i ragazzi riusciranno a sbrigarsi in tempo… un Natale senza renne sarebbe come un Halloween senza zucche!

***

CAPITOLO 2

Nellie Foster

1 Dicembre.
Neve… fin troppa neve!
La piazza è un disastro… maledetta tormenta!
Come faccio a saperlo, sebbene sia a miglia di distanza?
Ho rubato la password per spiare dalle telecamere puntate su di essa, un anno fa. Mentre mio cugino mangiava dei biscotti preparati da Meg… almeno, questo è ciò che gli ho rifilato per distrarlo.
«Siamo rovinati!» mi lamento con Lucy, mia sorella minore, nonché cuoca al Northward B&B.
Il mio angolo felice, posto di lavoro e casa, messo su grazie alla ristrutturazione della vecchia casa della nostra bisnonna.
«Smettila di fissare lo schermo del pc e vieni a darmi una mano! Sono quasi le sette e tutti gli ospiti hanno optato per l’opzione “cena” nel pacchetto di soggiorno» replica, agitando le braccia.
Mi alzo dalla mia scrivania situata all’ingresso e vado in salotto, così da raggiungere la cucina e controllare alcuni dei nostri ospiti.
Siamo tappati in casa da almeno trenta ore, la maggior parte di loro soggiornerà qui fino ai primi di Gennaio, poiché partecipanti alla fiera di Natale. E come me, in questo momento appaiono super nervosi.
La cosa peggiore? Da quando ieri la tormenta si è abbattuta su Hartwood in tarda serata, sembra aver deciso di restarci a vita.
La piazza non è l’unico luogo in preda al disastro, anche il mio giardino e i primi addobbi da me posizionati versano in condizioni critiche. In poche parole: una catastrofe!
La cassa del comitato feste della città ha abbastanza denaro per risarcire eventuali danni, ma a me toccherà rimpiazzare quelli al B&B.
Il che non è tanto facile, quando spendi la maggior parte dei tuoi soldi per cercare di mantenere in piedi un vecchio edificio in legno e pietra con duecento anni di storia.
Saluto alcuni dei nostri ospiti impegnati a giocare a carte e all’improvviso, sbatto contro qualcuno.
«Meg!» rimprovero la mia amica.
Anche lei occupa una delle nostre undici stanze, visto che lo preferisce di gran lunga a pagare un affitto o comprarsi una casa, dove dovrebbe vivere da sola.
«Ne parliamo a fine capitolo» biascica, con l’attenzione rivolta esclusivamente al libro Romance che sta leggendo.
Sbircio un secondo e sulla copertina trovo un uomo mezzo nudo con indosso soltanto un kilt e una spada in mano. Un altro romanzo storico-erotico da aggiungere alla sua libreria. Una delle quattro che si è fatta montare in camera.
Qualcosa mi dice che anche questa volta è inutile proporle un appuntamento con Joseph. Chissà a quale attore o personaggio famoso sta pensando, in questo momento! Altro che mio cugino!
Giunta in cucina, aiuto Lucy a preparare la cena e a servirla ai nostri ospiti. Poi mi accomodo con mia sorella e Meg al nostro tavolo.
Fuori, la tormenta non sembra cessare e anche se distratta, la mia mente non riesce a pensare ad altro se non a come farò a sistemare ogni cosa, appena questa passerà.
Non è la prima che su Hartwood si abbatte tanto maltempo, ma il fatto che sia accaduto proprio il giorno del “montaggio” delle strutture… be’, crea qualche problema.
«Non avvicinarti al pc» mi ammonisce Lucy, subito dopo aver finito di deglutire l’ultimo boccone.
«Solo una sbirciatina…» dichiaro, mettendomi in piedi.
«Nell!» continua mia sorella.
Non dovrei essere io quella a rimproverarla e a essere l’apoteosi della noia, perché la maggiore tra le due?
«Ti prego!» imploro, facendo alcuni passi fino all’ingresso.
«Meg, ti prego… diglielo anche tu. Non può farsi venire le paranoie per dieci renne giganti!» aggiunge Lucy.
«Otto!» la riprendo offesa… Babbo Natale ne ha otto!
Iniziamo a battibeccare, ferme davanti alla porta d’ingresso. Così tanto che due dei nostri ospiti smettono di giocare a scacchi per ascoltarci.
Che pessima figura… solo per dare una sbirciata alla piazza!
«Il Natale ti è nocivo, Nell! Perdi il senso della realtà!» continua a infierire mia sorella.
«Io? Ti sei mai vista quando ti chiudi in cucina dalle sei del mattino, per preparare un misero sugo?» ribatto.
«Con il mio sugo nutriamo i nostri ospiti!» strilla.
«Ragazze…» prova a interromperci Meg ma non smettiamo di litigare.
Poi, di colpo, sentiamo uno strano rumore provenire da fuori, come dei passi e qualcosa di molto pesante.
«Shh!» zittisco Lucy, facendole un cenno con le mani.
Tuttavia, a questo mio gesto, segue un silenzio assoluto… avvolto dai sussurri del vento della tormenta.
«Chi vuoi che venga fin qui con questo tempo?» sbuffa mia sorella.
Il nostro B&B è abbastanza lontano dal centro di Hartwood e per raggiungerlo è necessario utilizzare un mezzo di trasporto. Inoltre, è circondato da una della più fitte foreste del Maine.
«Shh!» la zittisco di nuovo e subito dopo, si avvertono per bene alcuni passi fuori dalla porta.
In effetti, Lucy ha ragione. Quale pazzo si metterebbe in viaggio con una tormenta come questa? Molto probabilmente non lo farebbe nemmeno Joseph, sebbene sia ossessionato dal suo amore per Meg.
«Forse è Sonny…» accenna la mia migliore amica. «Sarà venuto a controllare.»
Mio fratello abita in un piccolo chalet all’interno della proprietà. Tuttavia, non penso sia tanto folle da giungere fino a qui, in queste ore…
Tum, tum, tum.
Tre colpi improvvisi echeggiano per tutto il B&B.
Veloce, Lucy si avvicina alla porta e controlla dallo spioncino.
«Salve» biascica. «Posso esserle utile?»
«È questo il Northward: Bed & Breakfast?» domanda una voce calda e profonda. «Avete una camera libera?»
«Sì, certo…» risponde mia sorella… poi mi guarda.
«Apri!» bisbiglio, l’insegna deve essere stata sotterrata dalla neve o caduta per il vento. Un’altra cosa da sistemare, appena finirà questa dannata tormenta.
Lucy compie un passo indietro e apre la porta al possibile nuovo ospite.
In un attimo, l’ingresso diventa gelido e una folata di vento colpisce me e Meg in pieno, seguita dallo spargimento di diversi fiocchi di neve sul pavimento.
Una figura alta e coperta da un cappotto scuro, sciarpa e cappello mette piede nel nostro B&B, portando con sé parte della tormenta che impervia all’esterno e un trolley.
Mia sorella chiude la porta e subito dopo, l’uomo davanti a noi inizia a sfilarsi di dosso i suoi tanti strati di vestiti.
Prima toglie il cappello, dandoci le spalle e poi si gira, sfilando la sciarpa legata al collo.
«Buonasera, perdonate l’ora» dice infine, scrutandomi, e involontariamente compio lo stesso gesto.
Un metro e ottantasette di altezza, castano, un po’ riccioluto, con una barba appena accennata e occhi chiari.
Massimo trentadue anni, a occhio e croce.
«Non si preoccupi» replico alle sue parole, cercando di comprendere chi diavolo sia. «Desidera una stanza?»
L’ho già visto da qualche parte? È forse un parente di qualcuno qui in città? Magari è un collaboratore esterno di uno degli espositori della fiera… è strano che non sia stata informata del suo arrivo.
«Sì, grazie» risponde con tono gelido. Non un sorriso o un po’ di imbarazzo.
Il nulla. Un iceberg.
Mi siedo velocemente alla scrivania per registrarlo. Lucy e Meg lo guardano incuriosite, mentre fanno finta di trovarsi un impegno. La prima si avvicina agli ospiti e sistema alcuni oggetti sul camino, la seconda percorre parte della nostra scalinata in legno e fa finta di controllare i quadri appesi al muro, allineandoli.
«Documenti, grazie» chiedo, controllando il nuovo ospite.
Carino è carino… ma sembra che Jack Frost lo abbia congelato.
«Sì» dichiara, porgendomeli. «Qui c’è il Wi-Fi?»
«Certamente, anche la pay-tv in ogni camera e una macchinetta del caffè a gettoni in cucina» spiego, accedendo al modulo al pc.
Poi, veloce, lancio un’occhiata su nome ed età riportati sui documenti del nuovo ospite.
Bryson Ridley, classe 1990, nato a Boston.
Non ricordo il suo cognome tra quelli dei presenti alla prossima fiera…
«Pensa di perdere molto tempo?» si informa, mentre tentenno, distratta dai pensieri che mi stanno passando per la mente.
«Finito» affermo, riconsegnandoli i suoi documenti e la chiave dell’ultima stanza. «Come mai è venuto fin qui, con un tempo del genere? Quanto a lungo pensa di soggiornare?»
«Starò qui per una decina di giorni… credo» replica, ignorando la mia prima domanda. «È un problema?»
«No» lo informo subito. «La colazione è inclusa nel pacchetto, così come il Wi-Fi. Per usufruire di pranzo e cena bisogna aggiungere una modica cifra. Il nostro B&B è a gestione famigliare, questa era la casa della nostra bisnonna…»
«Sì, va bene. La mia camera?» mi interrompe in modo brusco, non lasciandomi concludere il mio discorso.
Carino ma burbero… iniziamo bene, ma anche no!
«La numero 11. Salendo le scale, l’ultima a sinistra» rispondo, sfoderando un sorriso di convenienza.
Poi, prima che io possa continuare la conversazione, spiegandogli come viene gestito il Northward… Mr. Ridley, afferra il manico del suo trolley e si allontana velocemente per raggiungere la sua stanza. Tra l’altro, senza darci la possibilità di accompagnarlo.
Poco dopo, avvertiamo una porta aprirsi e chiudersi al piano superiore, sopra le nostre teste.
Un uomo in fuga dalle interazioni umane. Mi ricorda il personaggio di Scrooge di “Canto di Natale” di Dickens.
«Pensi che domani mattina ci saluterà o filerà via come stasera?» scherza Lucy, puntando un dito verso il tetto.
«Probabilmente saremo fortunate se ci degnerà di uno sguardo fugace, sorella» replico, poi scuoto la testa e approfitto immediatamente di aver accesso al computer.
Password, piazza, renne… ora!

[Continua a leggere su Amazon Kindle Unlimited]
“Fiocchi di neve & baci rubati” di Aura Conte
© Copyright 2020 Aura Conte – Tutti i diritti riservati.