Nuova Intervista: “Due chiacchiere con l’autrice di Purpureo Re-Birth”

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Partorire idee: è solo un’espressione graziosa, o realmente c’è un parallelismo?

Dipende da come vediamo questa sentenza. Se a livello metaforico unico oppure con l’aggiunta di un Mr.X che collabora ad esso. Scrivere un libro è come fare un figlio, che non deve limitarsi ad essere messo alla luce ma anche svezzato ed indirizzato nella propria vita. Io le idee le vivo, non in senso autobiografico, se ho un idea la metto in pratica, non la vedo come un parto, penso che sia più una forma di “rapporto” pre-parto l’idea.

Che cosa hai studiato e perché?
Sono laureanda all’Università di Messina con tesi su William Shakespeare. Per scaramanzia non aggiungo altro. Al liceo ho fatto il classico. Mai bocciata in vita mia, quasi espulsa ma non al liceo.

I tuoi link in Internet (pagina web, blog, reti sociali, ecc.)
Il mio sito ufficiale è http://auraconte.com da esso è possibile raggiungere tutti i social networks di cui faccio parte.

Che mete ti sei fissato nell’ambito professionale?
Semplice, voglio vincere il Nobel per la letteratura.

Assisti ad inaugurazioni, presentazioni, fiere e convenzioni inerenti la tua professione?
Perennemente.

In cosa ti differenzi rispetto ad altri professionisti del settore?
Amo i colpi di scena e non ho limiti.

Crediti, Pubblicazioni, Concorsi, ecc.
Ho all’attivo due libri pubblicati, sia in cartaceo che ebook, sono finita su diverse testate giornalistiche italiane sia intervistata che recensita, ho creato un progetto in supporto degli scrittori chiamato Parole Indipendenti, collaboro con diversi siti e giornali che si occupano di libri, sono co-editore di una casa editrice, ho curato copertine di libri, quest’anno faccio parte del BookAvenue Book Festival, che è un festival a livello nazionale, in cui concorro.

Come gestisci lo stress?
Non lo gestisco.

Quali sono gli errori più comuni che commettono i clienti quando giudicano il tuo lavoro?
Penso che il 99% degli scrittori si creda Dante, IO NO. Ma le persone giudicano a priori quindi ponderano che anche tu sia così, sebbene non sia vero. In un esempio pratico, se mi viene detto “questa parola non è buona” io rispondo con un “si, ma la storia, il climax, la costruzione del romanzo e le metafore le hai capite? Ti sono piaciute?”. Perchè il talento non è un essere pignoli su una parola, esso è mera creazione, se copi, non sei un talento, se racconti sempre le stesse cose solo con parole diverse, non sei un talento, se ti fissi troppo, ti limiti. Ed il talento non ha limite nè copie ma solo creatività originale.

CREATIVITÁ

La tua mente è il tuo principale strumento di lavoro, in che modo la curi?
La nutro e non la curo.

Come riesci ad evitare di ripeterti, di cadere in formule? Come ti mantieni fresco?
Evito di leggere quando sono in pieno processo creativo i libri di altri scrittori del mio genere, così non finisco per copiarli come fanno tutti.

Ti è mai successo che un lavoro fosse così eccitante che non te lo potevi togliere dalla testa?
Si, mi è capitato.

Partorire idee: è solo un’espressione graziosa, o realmente c’è un parallelismo?
Dipende da come vediamo questa sentenza. Se a livello metaforico unico oppure con l’aggiunta di un Mr.X che collabora ad esso. Scrivere un libro è come fare un figlio, che non deve limitarsi ad essere messo alla luce ma anche svezzato ed indirizzato nella propria vita. Io le idee le vivo, non in senso autobiografico, se ho un idea la metto in pratica, non la vedo come un parto, penso che sia più una forma di “rapporto” pre-parto l’idea.

La spiritualità contribuisce ad aiutare la tua creatività?
Poco.

Puoi innamorarti di una brutta idea solo perché è tua? Come lo eviti?
Non mi è mai capitato, sono troppo determinata verso il Nobel, e non posso fallire, quindi prima di scrivere una “scemenza” ci penso due volte.

Dichiarati: con che persona o impresa ti piacerebbe lavorare?
Nessuno. Lavoro da sola, l’inserimento di qualcuno mi bloccherebbe nel processo creativo.

Lo psicologo in casa: la creatività per te è un atto per essere ribelli?
Sinceramente no, perchè non vivo la mia vita come un taboo.

Che città del mondo ti attrae in questo momento per il suo ambiente creativo?
L’unico posto che attrae il mio processo creativo è New York.

Come ti senti quando riprendi in mano alcune tue idee di due o tre anni fa?
Due, tre anni fa… ero un’altra persona, più felice e spensierata. L’ho fatto e le ho riposte nel cassetto.

Sei altrettanto brava come la tua ultima idea? Non ti piacerebbe avere un lavoro più sicuro?
No, perchè non mi piacerebbe il mio lavoro.

SCRIVERE

Come hai iniziato a scrivere? Chi ti leggeva all’inizio?
Ho iniziato da piccola, davvero molto piccola, per un lungo periodo ho associato la scrittura anche alla recitazione (scrivevo sceneggiature che poi con i miei amici recitavamo per un piccolo pubblico), in concomitanza scrivevo storie, canzoni, plots; mi leggevano i miei migliori amici che non avevano nulla a che fare con la scuola ed i doveri.

Com’è il tuo processo creativo? Che cosa succede prima di sederti a scrivere?
Solitamente, sono estremamente incavolata o estremamente di buon umore.

A tuo parere, quali sono gli ingredienti basilari di una storia?
Il caso.

In che panni ti senti meglio: prima persona o terza?
Terza.

Cosa rende un personaggio credibile? Come crei i tuoi?
Cerco di renderli più reali possibili.

Ti presenti a concorsi? Hai ricevuto premi?
Ho iniziato da poco a partecipare a concorsi, l’ultimo è stato il BookAvenue Book Festival.
La mia scheda: http://www.bookavenue.it/bookfestival/opere/item/139-aura- (…)

Credi ti aver già trovato la “tua voce” o è qualcosa che cercherai eternamente?
Non lo so.

Ti imponi una disciplina per organizzare orari, mete, ecc? Quale?
NO MAI.

PERSONALITÁ

Qual è il tuo punto di equilibrio tra lavorare per vivere e vivere per lavorare?
Inesistente, nella pratica. Ma mi avvicino molto alla seconda.

Se ti mandassero in un’isola deserta, che libro, disco o film ti porteresti?
Libro: R. Mears “Manuale Pratico di Sopravvivenza”.
Disco in mp3: “Best evergreens of the century”
Film: “Castaway”

Com’era il tuo prof. preferito delle superiori?
Sebbene sia andata in una scuola un po’ rigida, più basata sulle nozioni che sulla creatività (ho fatto il classico) anche a livello di scrittura, non mi posso lamentare dei miei professori. Ne avevo alcuni che mi stavano particolarmente simpatici come la mia prof. d’inglese sempre indaffarata, di storia e filosofia dei primi due anni del liceo, la mia prof del ginnasio che mi ha aperto la mente in parte ma anche entrambi i miei prof delle materie scientifiche, ma senza odi per gli altri o cose del genere, forse ammirazione perchè molto lontani dal mio modo d’insegnare più calmo.

Dove vivresti nel mondo, senza alcun dubbio?
Manhattan.

Un’abitudine negativa che sei riuscita a superare?
Il cibo.

MEMORIE

Qual è il ricordo più antico che rimane nella tua memoria?
Penso io nel box per bimbi che mi sveglio dopo un incubo, incubo nitido tutt’oggi, potevo avere 8 mesi.

Come era la tua famiglia?
Perennemente impegnata, mio padre con la politica, mia madre aveva un agenzia di organizzazione congressuale e lavorava sia all’estero che in tutta Italia per tanti anni. Ergo io passavo tutto il tempo con le mie nonne od a fare grandi conversazioni con mio zio su sci-fi, cibo e film. Ho avuto un’infanzia (sino ai miei 11/12 anni) totalmente piena e folle. Poi è peggiorata perchè si sono sommati anche i miei 300 interessi, che prima si limitavano solo al teatro. 🙂

In che modo è stato complicato il passaggio alla vita adulta?
Inesistente, con la separazione dei miei a 4 anni, il lavoro di entrambi molto impegnativo, malattie, doveri etc… sono cresciuta adulta o vecchia. Ho dovuto essere sempre responsabile e matura sui problemi perchè alcuni erano pesanti, non potevo fare i capricci o pensare di fare come tutti i bambini l’egoista di fronte ad essi. Quindi non l’ho vissuto.

Nei momenti più difficili, cosa ti ha fatto andare avanti?
Solo i miei libri. Il resto, amore compreso, non c’è mai riuscito.

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