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	<title>Aura Conte</title>
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		<title>Nuova Intervista: “Intervista a Aura Conte – CREATIVITA&#8217;, SCRIVERE, VITA Due chiacchiere con l’autrice di Purpureo Re-Birth”</title>
		<link>http://auraconte.altervista.org/it/nuova-intervista-%e2%80%9cintervista-a-aura-conte-%e2%80%93-creativita-scrivere-vita-due-chiacchiere-con-l%e2%80%99autrice-di-purpureo-re-birth%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partorire idee: è solo un&#8217;espressione graziosa, o realmente c&#8217;è un parallelismo? Dipende da come vediamo questa sentenza. Se a livello metaforico unico oppure con l&#8217;aggiunta di un Mr.X che collabora ad esso. Scrivere un libro è come fare un figlio, che non deve limitarsi ad essere messo alla luce ma anche svezzato ed indirizzato nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a><img class="alignleft size-full wp-image-822" title="interviste" src="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2011/08/interviste.png" alt="" width="152" height="154" /></a></strong></p>
<div><em><strong><span title="CREATIVITA">Partorire idee: è solo un&#8217;espressione graziosa, o realmente c&#8217;è un parallelismo?</span></strong></em></div>
<div><span>Dipende da come vediamo questa sentenza. Se a livello metaforico unico oppure con l&#8217;aggiunta di un Mr.X che collabora ad esso. Scrivere un libro è come fare un figlio, che non deve limitarsi ad essere messo alla luce ma anche svezzato ed indirizzato nella propria vita. Io le idee le vivo, non in senso autobiografico, se ho un idea la metto in pratica, non la vedo come un parto, penso che sia più una forma di &#8220;rapporto&#8221; pre-parto l&#8217;idea.</span></div>
<p><span id="more-1019"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa hai studiato e perché?<br />
Sono laureanda all&#8217;Università di Messina con tesi su William Shakespeare. Per scaramanzia non aggiungo altro. Al liceo ho fatto il classico.<br />
Mai bocciata in vita mia, quasi espulsa ma non al liceo.</p>
<p style="text-align: justify;">I tuoi link in Internet (pagina web, blog, reti sociali, ecc.)<br />
Il mio sito ufficiale è http://auraconte.com da esso è possibile raggiungere tutti i social networks di cui faccio parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Che mete ti sei fissato nell&#8217;ambito professionale?<br />
Semplice, voglio vincere il Nobel per la letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Assisti ad inaugurazioni, presentazioni, fiere e convenzioni inerenti la tua professione?<br />
Perennemente.</p>
<p style="text-align: justify;">In cosa ti differenzi rispetto ad altri professionisti del settore?<br />
Amo i colpi di scena e non ho limiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Crediti, Pubblicazioni, Concorsi, ecc.<br />
Ho all&#8217;attivo due libri pubblicati, sia in cartaceo che ebook, sono finita su diverse testate giornalistiche italiane sia intervistata che recensita, ho creato un progetto in supporto degli scrittori chiamato Parole Indipendenti, collaboro con diversi siti e giornali che si occupano di libri, sono co-editore di una casa editrice, ho curato copertine di libri, quest&#8217;anno faccio parte del BookAvenue Book Festival, che è un festival a livello nazionale, in cui concorro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come gestisci lo stress?<br />
Non lo gestisco.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono gli errori più comuni che commettono i clienti quando giudicano il tuo lavoro?<br />
Penso che il 99% degli scrittori si creda Dante, IO NO. Ma le persone giudicano a priori quindi ponderano che anche tu sia così, sebbene non sia vero. In un esempio pratico, se mi viene detto &#8220;questa parola non è buona&#8221; io rispondo con un &#8220;si, ma la storia, il climax, la costruzione del romanzo e le metafore le hai capite? Ti sono piaciute?&#8221;. Perchè il talento non è un essere pignoli su una parola, esso è mera creazione, se copi, non sei un talento, se racconti sempre le stesse cose solo con parole diverse, non sei un talento, se ti fissi troppo, ti limiti. Ed il talento non ha limite nè copie ma solo creatività originale.</p>
<p style="text-align: justify;">CREATIVITÁ</p>
<p style="text-align: justify;">La tua mente è il tuo principale strumento di lavoro, in che modo la curi?<br />
La nutro e non la curo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come riesci ad evitare di ripeterti, di cadere in formule? Come ti mantieni fresco?<br />
Evito di leggere quando sono in pieno processo creativo i libri di altri scrittori del mio genere, così non finisco per copiarli come fanno tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti è mai successo che un lavoro fosse così eccitante che non te lo potevi togliere dalla testa?<br />
Si, mi è capitato.</p>
<p style="text-align: justify;">Partorire idee: è solo un&#8217;espressione graziosa, o realmente c&#8217;è un parallelismo?<br />
Dipende da come vediamo questa sentenza. Se a livello metaforico unico oppure con l&#8217;aggiunta di un Mr.X che collabora ad esso. Scrivere un libro è come fare un figlio, che non deve limitarsi ad essere messo alla luce ma anche svezzato ed indirizzato nella propria vita. Io le idee le vivo, non in senso autobiografico, se ho un idea la metto in pratica, non la vedo come un parto, penso che sia più una forma di &#8220;rapporto&#8221; pre-parto l&#8217;idea.</p>
<p style="text-align: justify;">La spiritualità contribuisce ad aiutare la tua creatività?<br />
Poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Puoi innamorarti di una brutta idea solo perché è tua? Come lo eviti?<br />
Non mi è mai capitato, sono troppo determinata verso il Nobel, e non posso fallire, quindi prima di scrivere una &#8220;scemenza&#8221; ci penso due volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Dichiarati: con che persona o impresa ti piacerebbe lavorare?<br />
Nessuno. Lavoro da sola, l&#8217;inserimento di qualcuno mi bloccherebbe nel processo creativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo psicologo in casa: la creatività per te è un atto per essere ribelli?<br />
Sinceramente no, perchè non vivo la mia vita come un taboo.</p>
<p style="text-align: justify;">Che città del mondo ti attrae in questo momento per il suo ambiente creativo?<br />
L&#8217;unico posto che attrae il mio processo creativo è New York.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ti senti quando riprendi in mano alcune tue idee di due o tre anni fa?<br />
Due, tre anni fa&#8230; ero un&#8217;altra persona, più felice e spensierata. L&#8217;ho fatto e le ho riposte nel cassetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sei altrettanto brava come la tua ultima idea? Non ti piacerebbe avere un lavoro più sicuro?<br />
No, perchè non mi piacerebbe il mio lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">SCRIVERE</p>
<p style="text-align: justify;">Come hai iniziato a scrivere? Chi ti leggeva all&#8217;inizio?<br />
Ho iniziato da piccola, davvero molto piccola, per un lungo periodo ho associato la scrittura anche alla recitazione (scrivevo sceneggiature che poi con i miei amici recitavamo per un piccolo pubblico), in concomitanza scrivevo storie, canzoni, plots; mi leggevano i miei migliori amici che non avevano nulla a che fare con la scuola ed i doveri.</p>
<p style="text-align: justify;">Com&#8217;è il tuo processo creativo? Che cosa succede prima di sederti a scrivere?<br />
Solitamente, sono estremamente incavolata o estremamente di buon umore.</p>
<p style="text-align: justify;">A tuo parere, quali sono gli ingredienti basilari di una storia?<br />
Il caso.</p>
<p style="text-align: justify;">In che panni ti senti meglio: prima persona o terza?<br />
Terza.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa rende un personaggio credibile? Come crei i tuoi?<br />
Cerco di renderli più reali possibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel più profondo delle tue motivazioni, per chi scrivi?<br />
Per la persona che amo, ma lui non ci fa mai caso, è sempre tutto distratto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti presenti a concorsi? Hai ricevuto premi?<br />
Ho iniziato da poco a partecipare a concorsi, l&#8217;ultimo è stato il BookAvenue Book Festival.<br />
La mia scheda: http://www.bookavenue.it/bookfestival/opere/item/139-aura- (&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">Credi ti aver già trovato la &#8220;tua voce&#8221; o è qualcosa che cercherai eternamente?<br />
Non lo so.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti imponi una disciplina per organizzare orari, mete, ecc? Quale?<br />
NO MAI.</p>
<p style="text-align: justify;">PERSONALITÁ</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è il tuo punto di equilibrio tra lavorare per vivere e vivere per lavorare?<br />
Inesistente, nella pratica. Ma mi avvicino molto alla seconda.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ti mandassero in un&#8217;isola deserta, che libro, disco o film ti porteresti?<br />
Libro: R. Mears &#8220;Manuale Pratico di Sopravvivenza&#8221;.<br />
Disco in mp3: &#8220;Best evergreens of the century&#8221;<br />
Film: &#8220;Castaway&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Com&#8217;era il tuo profe preferito delle superiori?<br />
Sebbene sia andata in una scuola un po&#8217; rigida, più basata sulle nozioni che sulla creatività (ho fatto il classico) anche a livello di scrittura, non mi posso lamentare dei miei professori. Ne avevo alcuni che mi stavano particolarmente simpatici come la mia prof. d&#8217;inglese sempre indaffarata, di storia e filosofia dei primi due anni del liceo, la mia prof del ginnasio che mi ha aperto la mente in parte ma anche entrambi i miei prof delle materie scientifiche, ma senza odi per gli altri o cose del genere, forse ammirazione perchè molto lontani dal mio modo d&#8217;insegnare più calmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Come hai conosciuto il tuo patner attuale?<br />
Amici di amici ed il caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove vivresti nel mondo, senza alcun dubbio?<br />
Manhattan.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;abitudine negativa che sei riuscita a superare?<br />
Il cibo.</p>
<p style="text-align: justify;">MEMORIE</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è il ricordo più antico che rimane nella tua memoria?<br />
Penso io nel box per bimbi che mi sveglio dopo un incubo, incubo nitido tutt&#8217;oggi, potevo avere 8 mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Come era la tua famiglia?<br />
Perennemente impegnata, mio padre con la politica, mia madre aveva un agenzia di organizzazione congressuale e lavorava sia all&#8217;estero che in tutta Italia per tanti anni. Ergo io passavo tutto il tempo con le mie nonne od a fare grandi conversazioni con mio zio su sci-fi, cibo e film. Ho avuto un&#8217;infanzia (sino ai miei 11/12 anni) totalmente piena e folle. Poi è peggiorata perchè si sono sommati anche i miei 300 interessi, che prima si limitavano solo al teatro. <img src='http://auraconte.altervista.org/it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;">In che modo è stato complicato il passaggio alla vita adulta?<br />
Inesistente, con la separazione dei miei a 4 anni, il lavoro di entrambi molto impegnativo, malattie, doveri etc&#8230; sono cresciuta adulta o vecchia. Ho dovuto essere sempre responsabile e matura sui problemi perchè alcuni erano pesanti, non potevo fare i capricci o pensare di fare come tutti i bambini l&#8217;egoista di fronte ad essi. Quindi non l&#8217;ho vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei momenti più difficili, cosa ti ha fatto andare avanti?<br />
Solo i miei libri. Il resto, amore compreso, non c&#8217;è mai riuscito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://t.co/3RyLdcwH"><strong>Fonte</strong></a></p>
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		<title>BookAvenue Book Festival</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BookAvenue Book Festival: Dal 13 al 16 Ottobre 2011, Aura ha partecipato alla terza edizione del BookAvenue Book Festival, ricevendo consensi e complimenti dagli organizzatori, il maggior numero di votazioni e migliaia di visite! Sebbene ancora non è stato proclamato un vincitore, sul sito ufficiale dell’evento è presente una scheda testo inerente a “Purpureo Re-Birth”: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2011/08/bbbfmanifesto3.png"><img class="alignleft size-full wp-image-805" title="bbbfmanifesto3" src="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2011/08/bbbfmanifesto3.png" alt="" width="132" height="187" /></a>BookAvenue Book Festival:</strong> Dal 13 al 16 Ottobre 2011, Aura ha partecipato alla terza edizione del BookAvenue Book Festival, ricevendo consensi e complimenti dagli organizzatori, il maggior numero di votazioni e migliaia di visite! Sebbene ancora non è stato proclamato un vincitore, sul sito ufficiale dell’evento è presente una scheda testo inerente a “Purpureo Re-Birth”: <a href="http://www.bookavenue.it/bookfestival/opere/item/139-aura-conte-purpureo-re-birth.html" target="_blank">http://www.bookavenue.it/bookfestival/opere/item/139-aura-conte-purpureo-re-birth.html</a><br />
<strong>Incontro con l’autrice:</strong> Il 14 Ottobre durante il festival è stato organizzato un evento online, chat, ufficiale come da richiesto dagli organizzatori sulla pagina ufficiale Facebook: <a href="https://www.facebook.com/auraconte">http://www.facebook.com/auraconte</a><br />
Per leggere la trascrizione dell’Incontro con l’autrice <a href="../bookavenue-book-festival-incontro-con-lautrice-di-purpureo-re-birth-aura-conte/"><strong>clicca qui</strong></a>.</p>
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		<title>Everglades di/by Aura Conte &#8211; Ebook romanzo gratuito. Download Italiano pdf, epub, mobi.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aura</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Italiano: PDF: Everglades Ebook in .pdf clicca qui. ePub: Everglades Ebook in .epub clicca qui (formato .zip, il file deve essere estratto). Mobi: Everglades Ebook in .mobi clicca qui (formato .zip, il file deve essere estratto). Scribd: Leggi Online on Scribd.com Leggi Online: Capitoli: 1 &#8211; 2 &#8211; 3 Per scaricare i primi 3 Capitoli in ebook in italiano, basta cliccare con il secondo tastino sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2011/08/everglades-di-aura-conte-thriller-romanzo-gratuito.png"><img class="alignleft size-full wp-image-998" title="everglades di aura conte, thriller, romanzo gratuito" src="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2011/08/everglades-di-aura-conte-thriller-romanzo-gratuito.png" alt="" width="232" height="253" /></a><strong>Italiano:</strong><br />
<strong>PDF:</strong> <a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/Everglades-di-Aura-Conte-Capitoli-1-2-3-racconto-gratuito.pdf">Everglades Ebook in <strong><em>.pdf</em> </strong>clicca qui.</a><br />
<strong>ePub:</strong> <a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/Everglades-di-Aura-Conte-Capitoli-1-2-3-racconto-gratuito-Epub.zip">Everglades Ebook in<strong><em> .epub</em></strong> clicca qui</a> (formato .zip, il file deve essere estratto).<br />
<strong>Mobi: </strong><a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/Everglades-di-Aura-Conte-Capitoli-1-2-3-racconto-gratuito-Mobi.zip">Everglades Ebook in <strong><em>.mobi</em> </strong>clicca qui</a> (formato .zip, il file deve essere estratto).<br />
<strong>Scribd</strong>: <a href="http://www.scribd.com/doc/77339042/Everglades-Di-Aura-Conte-Capitoli-1-2-3-Racconto-Gratuito">Leggi Online on Scribd.com</a><br />
<strong>Leggi Online: </strong><em>Capitoli: <a href="http://auraconte.altervista.org/it/%e2%80%9ceverglades%e2%80%9d-un-romanzo-gratuito-di-aura-conte-capitolo-1-in-italiano/">1</a> &#8211; <a href="http://auraconte.altervista.org/it/%e2%80%9ceverglades%e2%80%9d-un-romanzo-gratuito-di-aura-conte-capitolo-2-in-italiano/">2</a> &#8211; <a href="http://auraconte.altervista.org/it/%e2%80%9ceverglades%e2%80%9d-un-romanzo-gratuito-di-aura-conte-capitolo-3-in-italiano/">3</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Per scaricare i primi 3 Capitoli in ebook in italiano, basta cliccare con il secondo tastino sul formato preferito e selezionare &#8220;Salva link con nome&#8221;.<br />
Ricordo che si tratta di un semplice racconto gratuito a puntate e che non mi reputo, nè sono, Dante Alighieri.<br />
<strong>Plot:</strong> 1941. Gate è una piccola cittadina a sud della Florida, vicina alle paludi degli Everglades. Alexander Crowley è un cattivo ragazzo alla vecchia maniera, donne, alcohol e quel simpatico bisogno di cercare se stesso a 26 anni. Incontra Mary, coetanea, sogni differenti. Un taglio nella sua memoria, l’omicidio di un uomo, riti, competizione ed una guerra nella vita reale così come in un paese straniero. Ma è stato veramente capace di uccidere?<br />
<span style="text-align: center;">Everglades&#8230; Un omicidio, un amore, un rito.</span></p>
<p style="text-align: center;">_________</p>
<p><strong>Cos’è Everglades?</strong> E’ un romanzo gratuito, disponibile in lettura online o da scaricare in formato ebook, scritto da Aura Conte. Ogni mese sono disponibili due nuovi capitoli, su questo blog. E’ principalmente un thriller romance, visto le tematiche trattare.</p>
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		<title>“Everglades” un romanzo gratuito di Aura Conte: Capitolo 3 in italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aura</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitolo 3 Alexander Lo scontro con lo sceriffo O’Connel mi lasciò più che dell’amaro in bocca, ero stato giudicato colpevole senza giusta causa di un atto che non avevo commesso, ed il sequestro della mia autovettura, quando non correlata all’evento in questione, era da considerarsi come un furto, non ero responsabile di alcun reato, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/314407_10150369434978851_56140943850_8289414_1592706770_n-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-192" title="314407_10150369434978851_56140943850_8289414_1592706770_n (1)" src="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2012/01/314407_10150369434978851_56140943850_8289414_1592706770_n-1-225x300.jpg" alt="" width="135" height="180" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Capitolo 3</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Alexander</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scontro con lo sceriffo O’Connel mi lasciò più che dell’amaro in bocca, ero stato giudicato colpevole senza giusta causa di un atto che non avevo commesso, ed il sequestro della mia autovettura, quando non correlata all’evento in questione, era da considerarsi come un furto, non ero responsabile di alcun reato, ma soprattutto di desiderare la donna d’altri, specialmente la moglie di Osvald Wright.<span id="more-1008"></span><br />
Non ero io l’uomo che cercava, non ero io il Crowley che aveva deciso di mettere mani tra le lenzuola del suo letto. Esposta la ragione del suo comportamento durante la lite, collegai facilmente il viso di sua moglie intenta a dirgli dei suoi continui tradimenti, immaginavo lui che cercava di estorcergli il nome ed un Crowley generico detto dalla bocca carnosa di lei. Era James l’uomo che cercava, ma come mio fratello si era fatto in passato carico delle aggressioni a me riservate, questa volta era giunto il mio turno, non era la prima volta che ci coprivamo a vicenda, ma la reazione dello sceriffo fu inadeguata ed imperdonabile, non ero stato io ad uscire la pistola, né il primo a generare quella rissa.<br />
Il lunedì seguente ci recammo al cerimoniale organizzato nella tenuta del sindaco Charles Liam, fu James a darmi un passaggio per ovvie ragioni, questo precludeva la mia libertà, mi sentivo in gabbia. La tenuta stile coloniale sorgeva in un intensa e fitta distesa di verde del sud, al cui interno, adiacente all’abitazione, erano situati dei piccoli giardini a tema floreale, curati amabilmente dalla moglie del sindaco, dei tavoli erano stati allestiti sotto dei teloni bianchi, dietro essi vi erano i camerieri occupati a servire i cocktails agli ospiti in quel tardo pomeriggio primaverile. Mi dirigevo dritto verso il buffet quando notai, a qualche decina di metri, la ragazza con il vestito a fiori incontrata giorni prima passeggiare, con un uomo anziano su una sedia a rotelle, per il parco vicino ad una panchina, mi avvicinai per sentire la loro conversazione.<br />
“E poi cosa successe?” lei gli chiedeva.<br />
“Quando sei sotto attacco hai due possibilità, soccombere o provare a superare la notte successiva” rispose lui.<br />
“In che senso nonno?” continuava lei a domandare a colui che a quanto pare era suo parente, sebbene non notavo molto la somiglianza.<br />
“Quando uccidi, anche per difesa, non puoi più fuggire da quell’atto. Ma le ore successive, se sei un uomo vero, sono le peggiori poiché inizi a pensare che dopo aver ucciso dovresti morire anche tu. Chi è l’uomo per decidere quale vita prendere e quale no? Nessuno. Noi siamo tutti ma siamo anche nessuno, tesoro”<br />
“Più che plausibile”<br />
Poi notai lo sguardo del “nonno” su di me, mi lanciò un’occhiata che solo gli uomini di quel tempo erano in grado di dare quando proteggevano la loro famiglia.<br />
“Qualcuno ci sta osservando” gli sentii farfugliare, così decisi di cambiare strada e pochi istanti dopo il mio gesto udii “non ti girare”.<br />
“Chi?” chiese lei con tono curioso e femminile.<br />
“Alexander Crowley. Non voglio che tu abbia a che fare con qualcuno del genere, non è alla tua altezza” replicò l’uomo lanciandomi una nuova occhiata.<br />
Lei si girò, per pochi istanti, inchiodandomi, con due occhi neri brillanti e densi. Furono due spilli conficcati nel corpo.<br />
Decisi di andar via perdendomi nella folla di alcune persone vicine.<br />
Entrai nello spazioso salone del sindaco, era pieno di gente e le ore passarono tra possibili accordi di lavoro e scambi di sguardi con la moglie di Liam, era una bellissima donna, ma si notava mille miglia quanto fosse insoddisfatta dal marito a causa della cura che metteva nel giardino intorno alla tenuta, anche se parte del suo senso estetico ed istinto materno, nei confronti di quella flora, era probabilmente dato dal fatto che non aveva donato un figlio al marito, poiché sterile, e l’adozione di un ragazzino dell’Orfanotrofio comunale di Gate non era bastato a riempire quel suo vuoto da vera donna.<br />
Uscii a prendere una boccata d’aria da tanto feromone solo poche ore dopo. Avevo in mano il mio quinto cocktail, allungato con la mia fiaschetta di whiskey conservata nella tasta destra della mia giacca grigia, ed ammetto che al momento ero già ben più che in là con i nervi alterati e la perdita di sobrietà, quando vidi una sagoma in lontananza immobile, sotto la luna. Mi avvicinai, era un dipinto ben delineato, una donna che di spalle osservava una limpida luna piena e seducente, in una notte altrettanto tale, sotto le stelle, circondata da alberi su entrambi i lati, davanti a sè una distesa di campi. L’idea di entrar a farne parte e toccare quello spettacolo era invitante, mi mossi lentamente per non spaventare i protagonisti di esso. Man, mano che mi avvicinavo la sagoma diveniva la ragazza con il vestito a fiori, ora sola senza nessun anziano ad accompagnarla.<br />
“Bellissima” le dissi, lei si voltò di scatto osservandomi dritto negli occhi con le sue pupille nere come due spilli.<br />
“Già” disse e tornò ad guardare la luna, radicata nel suo mondo.<br />
Passarono minuti di totale indifferenza nei miei confronti. Fin quando i miei nervi, con l’aiuto dell’alcohol, non saltarono e la testa iniziò ad implodere.<br />
“Cosa vi sta ipnotizzando di essa così tanto da non muovervi? Infondo è sempre la stessa luna, anche tra qualche settimana sarà così”<br />
“Non è vero. Vi sbagliate. Sarà sempre diversa, ogni giorno”<br />
“Perché?”<br />
“Perché noi saremo diversi nel nostro futuro e mai uguali. E’ la vita, pensate di svegliarvi per sempre nello stesso modo? Come sarà il vostro futuro?”<br />
Non le risposi, lei m’invio un sorriso e andò via verso la tenuta dicendo “Sarete anche famoso per le vostre gesta pubbliche, ma per me risultate solo vuoto”<br />
La seguii incuriosito sino a quando non entrò all’interno della casa del sindaco, incontrò la sua famiglia e lasciò il cerimoniale.<br />
La fiaschetta nel mio taschino si svuotò del tutto prima che l’oroligio a pendolo dell’ingresso di quella tenuta scoccò le dieci di sera, si sapeva quanto il sindaco fosse parsimonioso anche a quegli eventi lasciando ai suoi ospiti alcolici leggeri ed a basso prezzo, per tener per se stesso quelli buoni e forti nel suo studio. Salii le scale sino al primo piano barcollando, la mia vista era appannata dal totale stato di ubriacatezza in cui mi trovavo, vedevo solo un lungo corridoio in cui si stendeva un vecchio tappeto rosso purpureo su un pavimento in marmo chiaro, le pareti erano in legno e piene di quadri, medaglie e oggetti che richiamavano l’arma in cui Liam aveva combattutto nell’esercito, la marina militare. Aprii la porta del suo studio con un colpo netto di spalla, era già socchiusa e per poco non caddi a terra, anche l’interno del suo studio rispecchiava lo stile esterno, ma vi era una puzza non indifferente di sigari che saliva dritta al cervello, il posacenere ne era pieno, era il vizio del proprietaro di quella casa, sigari cubani importati illegalmente. Vi era un carrello bar alla mia sinistra con un buon bourbor posizionato al centro, accanto a dei bicchieri di cristallo, lo presi versandolo nella mia fiaschetta, quando lo feci ebbi un capogiro, l’alcohol nelle mie vene pulsava più velocemente dei miei globuli, ero più che ubriaco e l’odore di esso aveva peggiorato la situazione, nel rimettere a posto la bottiglia uno dei bicchieri cadde e si frantumò. Ma a chi importava? Erano tutti di sotto a ballare, cantare e chiaccherare, nessuno sentì quel misero rumore di vetro schiantato. Ma esso fu l’ultimo di cui io ricordo, poiché scoppiò nel mio cervello come una granata.<br />
Poi il vuoto ed il suono degli uccelli dell’alba.</p>
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		<title>“Everglades” un romanzo gratuito di Aura Conte: Capitolo 2 in italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aura</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitolo 2 Mary Mi divertivo sempre ogni volta che, a causa della salute di nonno Jack, dovevamo passare alcune settimane nella sua casa di Gate. Quando la porta della casa dei miei nonni si apriva mi faceva sempre lo stesso effetto, era come viaggiare tra ricordi ma anche intraprendere un safari pieno di avventure. Mio nonno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capitolo 2</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Mary</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Mi divertivo sempre ogni volta che, a causa della salute di nonno Jack, dovevamo passare alcune settimane nella sua casa di Gate.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando la porta della casa dei miei nonni si apriva mi faceva sempre lo stesso effetto, era come viaggiare tra ricordi ma anche intraprendere un safari pieno di avventure. <span id="more-1006"></span>Mio nonno era un uomo sulla settantina che aveva viaggiato, in lungo e largo, per tutto il mondo a causa del suo lavoro come ingegnere dell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America, ed ogni volta che poteva, portava a casa pezzi di esso. Maschere africane erano appese ai muri dell’ingresso dell’abitazione, vasi mongoli si trovano su credenze cinesi, libri sfusi scritti nelle lingue più disparate erano sparsi nel salotto, il tavolo della cucina era russo, la scaffalatura del primo piano era marocchina, ed inoltre vi erano foto in bianco e nero scattate in tutto il mondo come quella in cui cercava di fare il gondoliere a Venezia, a causa delle sue origini italiane, solo pochi anni prima della mia nascita nel 1915 e del suo ferimento alla gamba sinistra durante la Grande guerra. Da quel proiettile per lui viaggiare, e “colonizzarsi” come lui diceva, non era più un piacere ma una frustrazione, poiché l’arto, specialmente nei cambi di tempo, gli doleva più del necessario e doveva passare settimane su una sedia a rotelle durante dei cicli di cure per alleviare la sua pena. Così si rintanava nella sua vecchia casa circondata in lontananza da una fitta palude ma anche sorvolata da stormi di aquile dalla coda corta, e noi, io la sua unica nipote, mia madre, ovvero sua figlia, e mio padre, da Marco Island ci spostavamo con cane, gatto e valigie nella nostra savana privata.</p>
<p style="text-align: justify;">Dormivo nella vecchia stanza di mia madre, che con il tempo era divenuta mia, aveva il tetto spiovente e le pareti di un bianco che tendeva al giallo, due finestre su due lati della stanza parallele, un letto, una scrivania ed una cassettiera importata da qualche luogo sperduto del mondo, ma ciò che amavo di più in quel luogo, era una grande tela, su cui mia madre e mia nonna anni prima avevano disegnato l’intero cielo astrale che si vedeva da una delle finestre nelle più limpide sere d’estate, una grande luna dipinta al suo centro, era appesa sopra la scrivania in legno, di quelle antiche con i cassettini, in ognuno di essi avevo riposto qualcosa di mio tra le cianfrusaglie di mia madre. Ero in grado di trascorrere ore ad osservar quel dipinto, era la mia fonte d’ispirazione quando iniziavo a creare. Quella luna rappresentava la mia musa.</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri vicini, quando ci spostavamo a casa di nonno Jack, erano la famiglia Hoffman, abitavano in una casa al di là di una piccola distesa di steppa, avevano una figlia, quasi mia coetanea, di nome Julia, che in pochi anni divenne la mia migliore amica, anche se più grande di me ed anche se si sposò prima di me. Gate era una cittadina molto carina, diversa da Marco Island, poiché vi erano meno attrazioni, però viverci risultava sempre una vacanza in piena savana in parte a causa dei cittadini che l’abitavano. Il marito di Julia, Adam, un ragazzone di provincia burbero nei modi ma dal cuore grande, possedeva insieme alla sua famiglia un negozio di dolci nella piazzetta principale di Gate, fu durante una delle nostre camminate al centro della città, che appena giunte all’interno del negozio, Julia lo incontrò per la prima volta. Ero presente quel giorno, i loro sorrisi, le battute, la dolce sintonia che scoppio immediatamente, forse ispirata anche dall’ambiente circostante, fatto di tubi pieni di caramelle, piatti con fette di torte e biscotti. Il loro amore fu dolce glassa dal primo istante. Effettivamente, con l’appetito di Julia, lui rappresentava il suo uomo ideale così come lei era la donna perfetta per un pasticcere. Vederli insieme era sempre molto dolce, non si prendevano mai in giro, erano educati e protettivi tra di loro, non potevo che osservarli e sognarci su una coppia del genere, erano usciti da un film di Chaplin. Io, dal mio canto, rappresentavo l’esatto opposto della coppia felice, poiché vista l’età in quel periodo, ero l’amica zitella che veniva invitata al matrimonio della coppia, oppure alle loro cene, senza accompagnatore, fidanzato, amico, ero quella da “accoppiare”, con mia madre che si lamentava con mio padre e mio nonno, nella sua voce impossibile da dimenticare “Ti abbiamo cresciuta troppo moderna, rimarrai sola e senza figli” ogni volta che Julia era nei paraggi, specialmente se insieme ad Adam.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ciò non mi faceva odiare la mia amica, anzi ammiravo quel suo essersi buttata quando io ancora non riuscivo a lasciarmi andare e fidarmi di un uomo, quindi alla fine eravamo sempre insieme a gironzolare tra le poche vie della piccola cittadina, quando Julia non doveva dare una mano in negozio, con o senza maritino, come se avessimo ancora quindici anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sebbene ci trovassimo a Gate, la mia famiglia, che aveva basato la sua esistenza sulla tecnica, compreso mio padre poiché architetto, dopo la morte di mia nonna, aveva ritrovato la sua spiritualità, tanto che la domenica mattina era d’obbligo assistere alla messa tutti insieme, anche se quella non fosse la nostra comunità. Giungevamo in automobile dalla campagna attraversando radure e paludi, le strade a quei tempi erano quel che erano, non ancora asfaltate, così come le automobili, grandi ruote, tanto ferro e scomodi posti a sedere senza aria condizionata. Purtroppo, quando arrivavamo in chiesa, trovavamo posto sempre tra le ultime file, perché, per quanto mio nonno fosse un uomo rinomato per i suoi viaggi intorno al mondo, era anche conosciuto per la sua incredibile capacità di arrivare in ritardo, infatti raccontava spesso di come mia nonna volesse piantarlo all’altare perché in qualsiasi cosa cercasse di applicarsi, specialmente nel suo corteggiamento ed in quel giorno fatidico, possedeva una lentezza pari a quella di un bradipo.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo un unico giorno riuscimmo ad arrivare in tempo ed a sedere nelle prime file sul lato destro della chiesa. Mi trovavo accanto a mio nonno, il prete aveva appena invitato i fedeli ad alzarsi per iniziare il rito, era una chiesa cattolico romana, aveva una bellissima architettura sia all’esterno in quanto richiamava quella spagnola, che all’interno, vi erano delle lunghe panche in legno disposte su due file, sotto un soffitto pieno intarsiato e con colonne in legno. Ammiravo estasiata ogni piccolo dettaglio di quel luogo, quando guardandomi intorno, nel cercare di osservare un antico dipinto del santo patrono della chiesa, notai che a  sinistra ed alcune file dietro la nostra, vi erano i due fratelli Crowley, seduti fianco a fianco rigidi, freddi ed in silenzio. Fui sorpresa dalla loro presenza in un luogo così spirituale. Li avevo visti poche volte in vita mia, poiché non ero una persona molto invogliata ad uscire e divertirmi, ed ogni volta mi veniva detto sempre quanto fossero “perduti”, dissoluti ma soprattutto poco “gentili” con le donne della comunità. Erano due diavoli cacciatori in un luogo sacro, sebbene quasi tutte le ragazze sotto i trenta, che poverine erano state catturate come loro prede in quella savana, ancora sognavano sulle loro gesta, le loro parole, i loro sorrisi, nella speranza di accalappiare uno dei due fratelli, magari redimerlo e trovare l’uomo perfetto tra lussuria e amore. I due ragazzi sebbene fossero perduti avevano avuto il dono divino della bellezza, James, il minore, era il più pesante tra i due, alto, in carne, con i capelli biondi e morbidi, impeccabile in ogni gesto e nell’abbigliamento, il suo modo di rivolgersi alle persone ammaliante, stregava le donne con le sue parole e gesti da vero cavaliere, per poi pugnalarle, conoscevo molto bene i suoi metodi poiché anche la sorella di Julia, la simpatica Michela, era passata dalle sue grinfie malefiche uscendone distrutta e con il proposito di cambiar tribù trasferendosi a Palm Beach.  Alexander, il maggiore, invece, era un ragazzo molto alto e dalle spalle larghe, meno in carne del fratello, i suoi capelli erano corti e possedeva uno sguardo grigio che ti stendeva, poiché determinato, dirgli di no era impossibile, così narravano le donne della città, e sebbene non avevo amiche che avessero provato la sua ars amanti, la vox populi diceva che James era un agnellino in paragone con il fratello;  era decisamente più duro nei suoi modi, nel camminare, nel porgersi con le persone in confronto al fratello, lui attaccava come un puma senza pensarci troppo su, dicevano che avesse preso più dal nonno che dal padre la sua pericolosità nel flagellare le donne, una volta marcata da Alexander Crowley potevi dire addio alla tua vita sentimentale. Per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Vederli in chiesa quella mattina mi stupii, non mi era mai capitato, probabilmente poiché sedevamo nelle ultime file, ma nessuno dei due mi sembrava dissoluto in quel momento, anzi erano molto calmi, seri nelle loro posture e tirati durante la cerimonia. Passai alcuni minuti a fissarli, incuriosita dal loro comportamento e fama, ma Alexander si girò nella mia direzione pochi istanti dopo che l’inizio della messa, presa dall’imbarazzo, gli invai un sorriso cordiale, ma al posto di non essere calcolata, lui ebbe una reazione strana, come se fosse insospettito ma rallegrato da ciò, non mi era mai capitato di vedere una persona così vanesia. Appena notata la scena, mio nonno, che quel giorno aveva abbandonato la sedia a rotelle per un bastone dal pomello in ottone intarsiato con un aquila, mi tirò per la giacca di cotone che indossavo verso di sè.</p>
<p style="text-align: justify;">“Smettila di fissare i Crowley” mi disse sottovoce “sono una massa casanova”.</p>
<p style="text-align: justify;">Volsi lo sguardo altrove ma quella reazione di uno dei due fratelli mi diede da pensare, cosa non molto positiva per me, il cui amore per la filosofia e la storia era pane quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pomeriggio era inoltrato, sedevo con mia madre sul dondolo sotto il portico di casa quando, nonno Jack, uscì di tutto punto e senza sedia a rotelle dalla porta a mio fianco posandomi una mano sulla spalla. Mia madre s’allertò immediatamente, non doveva sforzarsi in quel modo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lui replicò “Vuoi togliere a questo settantunenne la possibilità di offrire un gelato alla sua unica nipote?”</p>
<p style="text-align: justify;">Mia madre dopo tante lamentele, acconsentì a lasciarlo guidare sino in città, ma doveva portare con sé il bastone ed io non avrei dovuto perderlo di vista. La guida del nonno alla sua Auburn del ‘32 era un po’ spericolata, alternava momenti di corsa a totale lentezza, diceva che vi erano posti su cui soffermarsi ed altri da evitare, la palude era da evitare, il sole da capeggiare e le radure da fotografare. Giunti in città ci recammo al negozio di dolci di Adam, la domenica la produzione di calorie aumentava e già all’occhio si sentiva la pesantezza di qualche chilogrammo in più, ma fermarsi dall’assaggiare quelle bontà era impossibile, a tal punto che, chi veniva da fuori e conosceva quella piccola bottega a due vetrate, cercava sempre di farlo nel weekend, come la sorella di Julia, che da Palm Beach, anche se oramai sposata e con due bambini, si recava a Gate solo quando Adam faceva i biscotti con la crema di kiwi, ovvero la domenica. Persi nei tanti assaggi offerti dalla casa, mio nonno sentì i primi sintomi alla gamba, perso nella conversazione con un vecchio amico mi chiese se potevo tornare in macchina a prendere il suo bastone che lì aveva dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify;">Uscii dal negozio cercando di pulirmi le mani con un fazzolettino, poiché piene di zucchero a velo, stava per piovere, il cielo era uggioso e fui testimone della scena sin dal suo albore. Alexander Crowley guidava la sua nera automobile cabrio dai sedili in pelle, quando il vice sceriffo a bordo della sua vettura di lavoro gli taglio la strada frenando bruscamente. Il suo nome era Osvald Wright, ma tutti lo chiamavamo Oz, aveva appena compiuto 34 anni e con il suo compleanno erano giunto il matrimonio con Belen, una ragazza di origine cubana del luogo. Scese dalla sua automobile in un attacco d’isteria, il viso paonazzo, decisamente alterato, intanto che Alexander Crowley assisteva a quel gesto e seguiva il medesimo gesto chiudendo la portiera della sua auto dirigendosi verso di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sei impazzito Oz?!” chiese ma venne spinto di schiena sul cofano della propria auto.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta fu un bello e netto sinistro sulla faccia di Crowley “Adesso te la fai anche con le donne sposate?” domandò Oz,  il viso stupito di Alexander, che a causa del colpo era rivolto in basso, seppur di fronte a me, cambiò all’istante dopo quelle parole in uno scuotimento di testa rassegnato.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non è colpa mia se suo marito al posto di tenerla tra le  braccia preferisce impugnare una pistola” replicò con aria di sfida Crowley, istantaneamente scoppiò una rissa tra i due, le persone nei negozi uscirono a vedere cosa stesse accadendo, la colluttazione peggiorò con il passare dei minuti per giungere al suo apice. Il vice sceriffo uscì la pistola d’ordinanza dalla sua cintura cercando di colpire Crowley in un momento di prevaricazione, ma quest’ultimo l’attaccò portando entrambi a cadere sull’asfalto, e stringendogli il polso, un colpo partì e finì dritto nella vetrina di un negozio di abbigliamento alla mia destra, adiacente a quello di Adam, perforando il vetro e distruggendo il lampadario al suo interno. A quella scena in lontananza corse per aggiungersi lo sceriffo, il quale al posto di togliere la pistola personalmente al suo vice, decise di separare i due uomini e prendersela con Alexander, iniziando quella che sembrava una procedura d’arresto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Le chiavi della macchina” disse lo sceriffo O’ Connel stringendo a sé Crowley.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sceriffo come posso darvele se non posso muovermi?” chiese, e fu rilasciato dalla stretta, ma al posto di porgere le chiavi, in pochi passi, cercò di salire in macchina e fuggire, anche questa volta una pistola venne in ballo nella colluttazione, quella di O’Connel puntata in lontananza verso Alexander, le persone in strada erano ipnotizzate e spaventate. Il grilletto scattò, pronto per far partire un colpo netto verso Crowley.</p>
<p style="text-align: justify;">“Scendi”</p>
<p style="text-align: justify;">Alexander scese dal posto guida lentamente, alzando le braccia con un’espressione avversa nei confronti dello sceriffo, gli lanciò le chiavi e se ne andò via sbuffando ed imprecando con una buona serie di parole poco felici e minacciose.</p>
<p style="text-align: justify;">Lentamente le persone in strada rientrarono nei negozi e sgombrarono il luogo, così come l’auto di Crowley, la quale fu guidata al deposito della polizia in quanto sequestrata, sebbene senza una giusta causa.</p>
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		<title>“Everglades” un romanzo gratuito di Aura Conte: Capitolo 1 in italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aura</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitolo 1 Alexander Ricordo ancora quando la vidi la prima volta, era una mattina soleggiata, aveva un vestito a fiori con lo sfondo nero, le balze di esso svolazzavano per le vie di quella piccola cittadina chiamata Gate, parte della contea di Collier, Florida, proprio come di uso nelle ragazze di quel tempo. Erano anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capitolo 1</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Alexander</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo ancora quando la vidi la prima volta, era una mattina soleggiata, aveva un vestito a fiori con lo sfondo nero, le balze di esso svolazzavano per le vie di quella piccola cittadina chiamata Gate, parte della contea di Collier, Florida, proprio come di uso nelle ragazze di quel tempo. Erano anni in cui, dall’altra parte dell’oceano, si consumava una guerra capace di saltare i confini tra le nazioni, ma anche il senso di purezza interiore dello spirito umano, trasformandolo in macabro desiderio di supremazia.<span id="more-1003"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Era il 1941, gli ultimi giorni di Maggio, gli Stati Uniti erano lontani solo pochi mesi da quelli scenari, di lotte e sangue,anche se si sentiva, già da qualche tempo, la necessità di prenderne parte e non star più fermi ad osservare dalla finestra quegli atti. La Florida era stata annessa agli stati dell’unione da meno di un centennio, e gli Everglades, quei luoghi paludosi, umidi e ricchi di una flora e fauna che da lì a pochi decenni sarebbe stata dichiarata protetta ed in estinzione, erano solo da pochi anni completamente esplorati ma non insediati, poiché troppo difficili da modificare in quella società capitalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Sedevo ad un tavolo di ferro proprio fuori dal bar da cui lei passò quel giorno, aveva dei libri stretti in mano e rideva insieme ad una sua amica, i suoi capelli castani le arrivavano a malapena alle spalle, erano mossi e setosi, ti facevano venir voglia di affondarci il viso per sentirne il profumo, di essi e di quella pelle rosea, entrambe si dirigevano verso un negozio di dolci sul mio stesso lato della strada, a pensarci oggi, non capisco come quel giorno riuscii a rimanere seduto calmo a leggere un testo di Wallace sulla natura tropicale, ad essere così distaccato e libero di analizzare la sua bellezza quando, nei tempi successivi, mi avrebbe catturato nel suo flusso di sentimenti come un fiume. Forse non ero ancora in grado di capire la realtà dietro le apparenze, le mie esperienze erano poco mature e incomplete, così come non comprendevo il desiderio e bisogno primario dell’uomo lontano dal materiale, non era stoltezza ma solo gioventù, sebbene avevo concluso da pochi anni la mia laurea in biologia ed antropologia, due settori complementari tra loro, ed ora cercavo di aprire la mente lontano dal gestire il lavoro di famiglia, basato sul commercio e la coltivazione di quelle terre, in quanto figlio maggiore, esplorando studi di biogeografia, una nuova scienza capace di unire i miei interessi al lavoro. Ma non erano né i soldi né la cultura le ragioni per cui ero rinomato in quegli anni, bensì altre, dicevano che sia quella mia che di mio fratello, James, fosse un’eredità e arte di famiglia. Mio nonno lo era, mio padre lo era ed ora anche noi ci adeguavamo ai loro standard, sebbene in modo “moderno”.</p>
<p style="text-align: justify;">Alexander e James Crowley erano considerati, dall’intera popolazione, i casanova della contea di Collier. Così eravamo chiamati. Sebbene noi abitassimo solo nella ridente cittadina di Gate.</p>
<p style="text-align: justify;">La contea di Collier era formata da piccole isole sul lato costiero, seppur solo alcune, a quel tempo, trovavano nei loro spazi costruite delle abitazioni in stile coloniale, e parte del continente americano, un angolo di terra fatto di paludi che da lì a poco, grazie all’istituzione di comitati cittadini, sarebbe stato dichiarato parco nazionale. Una terra coltivata, sì, ma non adatta per costruire delle vere e proprie città come New York o Miami, specialmente per via di serpenti, puma, coccodrilli e ragni. Un parco naturale ai suoi albori pieno di specie da proteggere, acquitrini e magnifiche piante tropicali.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi giovani di quell’epoca pensavamo solo a due cose: smaniavamo per farci vedere grandi uomini, specialmente dalle ragazze, magari combattendo anche noi una nostra guerra come quella dei nostri padri, e sognavamo con le pellicole che impazzavano nei cinema della nostra nazione. Vi era un unico cinema a Gate, un’unica scuola, un’unica piazza, ma tanti buoni propositi nel cambiare ed innovare; poche automobili circolavano a quel tempo tra quelle vie. Erano gli anni d’oro di Hollywood, tra Orson Wells ed Hitchcock, tra Chaplin e Casablanca. Ideali su pellicola ed in animi di giovani che divenivano concrete realizzazioni dopo anni di sogni. Ma queste due componenti creavano tra loro delle avversità, in questo conflitto, per trovare un bilanciamento tra sogno ed una realtà crudele, di guerre, io e mio fratello James fuggivamo organizzando festini nella tenuta della nostra famiglia, pensando che fosse quello il mondo reale e che nulla potesse accadere a due immortali come noi.</p>
<p style="text-align: justify;">La dimora Crowley, si trovava a ridosso della penisola di Collier, vicino ad Everglades City, in uno di quei piccoli isolotti raggiungibili per lo più via mare e solo con la bassa marea via automobile, grazie ad una piccola fascia di terra semi asfaltata, era stata costruita dal padre di nostro nonno che emigrò in quelle terre appena colonizzate ed insidiate nell’800, l’abitazione era una grande casa bianca con delle alte colonne sui lati e mobilia del tempo, una casa ricca, esposta al sole, con un prato verde che la circondava e pochi alberi sul giardino frontale, un ottimo luogo per i nostri continui festeggiamenti con ragazze, diverse, ogni settimana. Pensavamo che quello sarebbe stato il nostro futuro, che come nostro padre avremmo collezionato una serie di matrimoni e vedovanze, lui giunse infatti a ben cinque dopo la sua prima moglie, nostra madre, prima che noi figli raggiungessimo la maggiore età, ma stavamo correndo troppo con le nostre speranze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro fuggire non era visto di buon occhio dalla popolazione della città, il proibizionismo aveva lasciato una traccia indelebile nella mentalità di quegli uomini del sud, e lo scorrere di fiumi di alcool così come di musica “dannata”, senza razza e distinzioni di pelle, era giudicato in modo negativo, senza pensare che forse quelli fossero gli albori di una nuova concezione di libertà dell’uomo e rispetto dei diritti umani, non vi erano né bianchi né neri alla nostra tavola, ma solo ragazzi americani che volevano divertirsi come noi. Io e mio fratello James, però, a causa della nostra rinomata dissoluzione, avevamo già il nostro curriculum nello schedario dello sceriffo O’Connell, all’interno del suo ufficio presente nella piazza di Gate, a pochi metri da quel bar dove sedevo quel giorno in cui la vidi per la prima volta, una fedina di crimini di tutto rispetto, dall’importazione di alcolici illegali agli schiamazzi notturni, senza dimenticare la guida in stato di ebbrezza e quella volta che mandai in fiamme l’automobile dopo essere entrato nel negozio di ortofrutta del signor Stewart. Sapevamo che lo sceriffo in cuor suo, amava la nostra esistenza, poiché sapeva che, senza di noi, in quella calma piatta, non avrebbe mai e poi mai avuto del lavoro da svolgere, quindi controllare ogni nostro passo era un piacere che non potevamo negargli.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu mio fratello a farmi notare quel passaggio di donne davanti ai miei occhi, quando appena giunto si sedette al tavolo ordinando la colazione al garzone del bar, sentii solo un “<em>due cornetti, come quelle due belle e dolci signorine</em>”. James era un tipo “particolare”, aveva i capelli più chiari e lunghi dei miei, di un biondo meno rossiccio che faceva impazzire le donne, le salutava al loro passaggio, cordialmente, come se non giocasse con loro, ma dietro le spalle ne raccontava tutti i difetti, era il figlio perfetto o comunque era ciò che voleva dimostrare a nostro padre.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia tattica era differente, il bell’aspetto era troppo riduttivo, a me piaceva giocare, giochi di sguardi e sorrisi che facevano crollare le donne, volevo catturarle, renderle mie e poi lasciarle andare solo con pessimi ricordi, mi piaceva essere considerato un cattivo ragazzo, in qualche modo ciò riempiva il mio essere vanesio, vederle piangere era molto soddisfacente in un primo momento, ma non riusciva a riempire me, mi sentivo sempre mezzo vuoto, o non completo, un po’ codardo nell’accontentarmi solo delle apparenze, non ero perfetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lei era lì, invece, completamente diversa da me, da noi entrambi, nei suoi modi, nella sua naturalezza che camminava con i suoi sogni tra le braccia.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quattro giorni” dissi senza pensarci troppo, dopo aver distolto lo sguardo dal libro che ero occupato a leggere per osservare la ragione del suo commento. Quello era il nostro gioco, codice, di seduzione, una ragazza, una scadenza. Questa era la scadenza della brunetta con il vestito nero a fiori dal viso sconosciuto. Da lì a quattro giorni vi sarebbe stato un cerimoniale in vista delle celebrazioni dell’insediamento in quelle terre, anni prima, nella tenuta del sindaco di Gate, Charles Liam, era stata invitata quasi tutta la città, quindi chiunque ella fosse stata, così come la sua amica, si sarebbe trovata nelle vicinanze quel giorno a festeggiare e mangiare al banchetto organizzato, posto perfetto per conoscere una ragazza in quei tempi, dove le occasioni, specie per i cattivi ragazzi come me, da non invitare a casa per conoscere i genitori, erano poche.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia compievo i calcoli senza rendermi conto che la vita ci sorprende sempre, e che quei pochi istanti, passati con una completa sconosciuta da lì a quattro giorni, sarebbero stati gli ultimi della mia totale libertà come uomo di potere per molti anni e che quella ragazza dagli occhi scuri sarebbe stata la chiave per ritrovarla.</p>
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		<title>Short stories &#8220;Lei &#8211; She&#8221; di/by Aura Conte, Part 1 &#8211; in italiano &amp; english. Download Ebook in .pdf, .epub, .mobi</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 21:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AuraConte.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[Free Short Stories]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Lei / She&#8221; Genere: Horror. File: pdf epub mobi (kindle) Leggi Online: Scribd &#8211; AuraConte.com Secondo tastino su: pdf, epub, mobi -&#62; Salva link&#8230; oppure Salva con nome.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/25.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-182" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;" title="25" src="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/25-214x300.png" alt="" width="171" height="240" /></a>&#8220;Lei / She&#8221;</strong></p>
<p><strong>Genere</strong>: Horror<strong>.</strong></p>
<p><strong>File</strong>:<strong><br />
</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #800000;"><strong><a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/Lei-_-She_-Aura-Conte-horror-stories-Free.pdf" target="_blank"><span style="color: #800000; text-decoration: underline;">pdf</span></a></strong></span><br />
<span style="text-decoration: underline; color: #800000;"><strong><a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/Lei-_-She_-Aura-Conte-horror-stories-Free-epub.zip" target="_blank"><span style="color: #800000; text-decoration: underline;">epub</span></a></strong></span><br />
<span style="text-decoration: underline; color: #800000;"><strong><a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/Lei-_-She_-Aura-Conte-horror-stories-Free.zip" target="_blank"><span style="color: #800000; text-decoration: underline;">mobi (kindle)</span></a></strong></span><br />
<strong>Leggi Online</strong>: <a href="http://www.scribd.com/doc/77218799/Lei-She-Part-1-di-by-Aura-Conte-horror-short-story-in-italiano-and-english">Scribd</a> &#8211; <a href="http://auraconte.altervista.org/it/%e2%80%9clei%e2%80%9d-parte-1-racconto-gratuito-scritto-da-aura-conte-genere-horror/">AuraConte.com</a></p>
<p>Secondo tastino su: pdf, epub, mobi -&gt; Salva link&#8230; oppure Salva con nome.</p>
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		<title>“Lei” (Parte 1) racconto gratuito scritto da Aura Conte, genere: horror</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 21:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AuraConte.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[LEI di Aura Conte Avevo 16 anni, tante cavolate nella testa, una cotta per il più carino della scuola e molti ricordi buffi. Ricordo ancora quel pomeriggio, mi trovavo in uno stato di semi conoscenza dopo la pennichella pomeridiana, dalla finestra della mia stanza la luce del mattino si affievoliva sempre più tingendosi nei colori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/horror.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-141" title="horror" src="http://aurablog.altervista.org/wp-content/uploads/2011/12/horror-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>LEI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>di Aura Conte</em></p>
<p style="text-align: justify;">Avevo 16 anni, tante cavolate nella testa, una cotta per il più carino della scuola e molti ricordi buffi. Ricordo ancora quel pomeriggio, mi trovavo in uno stato di semi conoscenza dopo la pennichella pomeridiana, dalla finestra della mia stanza la luce del mattino si affievoliva sempre più tingendosi nei colori del crepuscolo.<span id="more-937"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Distesa sul letto mi massaggiavo lo stomaco pieno di cibo, mia madre c’era andata giù pesante con il pranzo della domenica. Eravamo tutti a casa, mio fratello Gabriel di dodici anni era chiuso nella sua stanza a giocare con la Playstation, mio padre vedeva gli ultimi minuti delle partite, mia madre insieme a mia sorella Shannon cucivano un vestito ad una bambola. Mi stavo per mettere in piedi quando dalla strada, fuori dalla finestra della mia stanza,un urlo provenne in un crescendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una voce femminile e dei passi di corsa lungo la via in salita, da cui in lontananza si vedeva il mare, aumentarono con forza e si stroncarono improvvisamente. Sentii il vocio delle persone che camminavano in quelle vie giungere con tono preoccupato, mi alzai lentamente, preoccupata e spaventata, forse era stato uno scippo e la signora era rimasta ferita, forse un incidente stradale proprio sotto la mia finestra, ma non avevo sentito il botto od il rumore di un’auto passare nei minuti precedenti, forse qualcuno si era sentito male… Le persiane delle abitazioni si aprirono lentamente, sentivo i cigolii, era una via di persone normali, famiglie per lo più.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia finestra era socchiusa, le tende bianche spianate, un vento leggero le scuoteva, era primavera, il 15 Maggio. Ad ogni passo il vocio aumentava, allungai il braccio tremante e preoccupata della scena, spostai la tenda con sguardo già in rifiuto per qualsiasi notizia, ma davanti a me, al posto di trovare scenari di sangue, non vidi nulla, tranne, una ragazza dai capelli scuri, dall’aria bagnata, di cui vedevo a malapena il viso e profilo poiché era messa quasi di spalle ed in cima alla via, ferma a centro strada. Era immobile, le braccia scendevano sui suoi fianchi. Le persone giungevano da entrambe le vie principali che tagliavano la zona, sia a nord che a sud della strada, rimanendo in gruppi ad osservarla da lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi lentamente, dopo alcuni minuti, si mosse, dondolava sul posto, si percepiva a malapena. Vidi i ragazzi che occupavano il primo piano del palazzo davanti al nostro, affacciarsi, erano un gruppo di studenti che frequentavano l’università, affittuari in cinque di un appartamento con un piccolo balcone antico. Potevamo vedere dalla mia stessa altezza la scena, ma differentemente da me, loro sembravano meno spaventati e già un po’ brilli, forse la causa era il match di calcio appena concluso in tv e qualche birra in più tra amici, osservavano la strada divertiti sul loro balconcino a turni di due. I loro commenti poco piacevoli. La ragazza sempre nello stesso punto.</p>
<p style="text-align: justify;">Vidi la sua mano fare un gesto improvviso, fu un instante, come uno spasmo muscolare. Lo fece più volte, ma non riuscivo a capire cosa volesse dire. Lasciai la scena per correre in camera di mio fratello, era distrattissimo, s’incazzò quando gli tolsi le cuffie interrompendo la sua partita alla PS3.</p>
<p style="text-align: justify;">“Prendi la telecamera con lo zoom ed un binocolo, adesso” gli ordinai.</p>
<p style="text-align: justify;">In un primo momento fu confuso, poi osservandomi iniziò a cercare entrambe le cose con foga, appena trovati gli oggetti corremmo nella mia stanza, gli feci segno di stare zitto e spostai lentamente la tenda. Quando vide la scena rimase con la bocca spalancata, ma a ciò che avevo lasciato pochi minuti prima si era aggiunto un protagonista, vi era un ragazzo che, tra quei piccoli gruppi di persone che osservavano la scena oramai aumentati, camminava lentamente verso di lei con un braccio allungato in un movimento che indicava alla ragazza di calmarsi. Lei ora aveva il viso rivolto in basso. Le persone osservavano preoccupatissime la scena, mio fratello intanto apriva la telecamera e passava a me il binocolo. La mano di lei si mosse nuovamente, era come se le dita volessero esprimere delle parole, come il linguaggio dei segni, ma le braccia non riuscivano a muoversi rimanendo distese sui fianchi.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ce l’ho” disse Gabriel, la spia rossa si accese sulla telecamera, stava registrando. Presi il mio cellulare dalla tasca, non era ad alta risoluzione e con quelle luci si vedeva malissimo qualsiasi cosa registrata, ma decisi di puntarlo e registrare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragazzo in strada era quasi giunto a “lei”, stava per sfiorarla quando il suo viso si alzò in un istante dal basso verso l’alto per osservarlo, fu un millesimo di secondo, lui rimase fermo, pietrificato nella sua posizione per alcuni minuti, sentivo mio fratello tremare, le persone in strada si coprirono la bocca per non urlare. Poi capii, spostando lo sguardo sul led della telecamera… Da occhi, naso e bocca del ragazzo in strada scendevano lentamente delle gocce di sangue, i suoi occhi erano bianchi, non vi era più differenza tra l’iride e la pupilla. Quando la prima goccia di sangue tocco l’asfalto anche lui la seguì accasciandosi a terra davanti al corpo della ragazza, mio fratello spaventato per poco non urlò.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli tappai la bocca con una mano e con uno strattone lo tirai giù.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dobbiamo chiudere la finestra” sussurrai. Le lacrime scendevano silenziose da i suoi occhi per la paura, io tremavo come una foglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Con lentezza mi mossi osservando nascosta la scena, il viso di lei si stava muovendo, lentamente, verso la nostra finestra; ci aveva sentito. Il rumore di un’autoambulanza che giungeva nella via la fece distrarre, spostò il viso nella direzione opposta, qualcuno l’aveva chiamata per il ragazzo disteso a terra. In quella frazione di secondi, ne approfittai e con un veloce gesto chiusi la finestra, scendendo la serranda. Non poteva più vederci, ma noi sì, attraverso le fessure.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre piombò nella stanza in quel minuto “Cos’è tutto questo casino?” chiese vedendo mio fratello con la camera stretta nella mano ed in lacrime di silenzio. La presi con forza e tornando indietro il video appena girato, gli feci vedere cosa vi era in strada. Sbiancò, non avevo mai visto il viso di mio padre tingersi di tanta paura. In pochi minuti avvertì mia madre senza far spaventare Shannon, anche lei da lì a poco, alla vista del video, rabbrividì, venendo a curiosare cosa ci fosse fuori dalla finestra. Oramai il cielo era diventato scuro, le ore passate, erano le otto di sera. L’autoambulanza con le luci in movimento era parcheggiata all’incrocio nord, i medici fuori da essa non avevano il coraggio di avvicinarsi, la polizia man mano giunse barricando la strada, affinché nessuno della folla oramai radunata avesse di nuovo un’idea come quella del ragazzo. E lei? Lei era lì di nuovo immobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Shannon improvvisamente urlò spaventata dalla stanza dei miei che si trovava nel lato opposto dell’appartamento.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mamma, Mamma!” continua a dire la sua vocina da bambina. Andai con mia madre a soccorrerla e capire perché di quelle urla, aveva i cartoni alla tv, era nel suo mondo “Ho sentito gridare fuori!” urlò spaventata.</p>
<p style="text-align: justify;">Controllai fuori dalla finestra, sempre nascosta dietro le serrande. Ed ecco, la scena si ripeteva in lontananza, alcune vie lontane da noi, qualcuno correva urlante e si fermava al centro strada. Mi allontanai tremante, correndo da mio padre e trascinandolo verso la finestra ad osservare la scena, la tv interruppe i cartoni alla tv, un’edizione straordinaria del telegiornale veniva messa in onda intanto che io ero invitata a sedermi sul letto e bere un bicchiere d’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">A quanto pare un corrispondente era già a lavoro fuori dalla finestra di casa mia, poi una telefonata in diretta, qualcuno aveva comunicato la notizia, LEI, non era sola.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre telecamere, altri servizi, in diversi punti della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi urla ancora, fuori dalla finestra a pochi metri da dove stavo seduta, ma non erano della ragazza bensì degli studenti fuori del palazzo di fronte, erano completamente ubriachi e la polizia non poteva fermarli od avvicinarli se non sparando. Tiravano oggetti, lattine di birra, cibo, rotoli di carta alla ragazza facendo i cretini e la situazione precipitò, così in pochi secondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei si mosse, con il ragazzo che ancora giaceva ai suoi piedi, fu come un salto sul muro del palazzo, si arrampicò all’angolo di esso, non molto distante dalle persone e l’autoambulanza parcheggiata. Era una sorta di ragno gattonante, faceva paura, le urla delle persone non si sprecarono, i ragazzi del balcone, continuavano a provocare man mano che lei si avvicinava. D’un tratto la sua velocità fu quasi fulminea, prima arrivò sul balcone, chi vi era ebbe lo stesso trattamento del ragazzo in strada. Gli studenti all’esterno caddero uno dopo l’altro, poi entrò in casa, per minuti da essa si sentirono provenire rumori, porte sbattute, oggetti lanciati, in un silenzio indotto dalla polizia in strada. I medici corsero a prendere il cadavere del ragazzo, coprendolo con un lenzuolo, in quel momento lei uscì di nuovo sul balcone, osservò la scena per pochi secondi e rientrò in casa, lenta.</p>
<p style="text-align: justify;">I minuti passarono, il suono degli elicotteri giunse sulle nostre teste, poi il vocio di nuovo e la voce di alcune persone che urlavano puntando il dito in alto. Sul bordo del terrazzo, in piedi nell’angolo, con il viso rivolto verso il basso ma nascosto da capelli, vi era Lei, che nel buio, veniva illuminata da poca luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal telegiornale provenivano le stesse identiche immagini, la giornalista terrorizzata interruppe il servizio. In studio vi fu un certo clamore, poi le immagini iniziarono ad essere disturbate, la giornalista era in piedi, qualcuno si muoveva verso di lei, aveva lo stesso aspetto della ragazza in strada, ma aveva un vestito differente. La donna si accasciò a terra, il cameraman fece cadere la telecamera. Vi fu un frastuono incredibile, tra un’immagine disturbata e l’altra qualcosa strisciava in una posizione non molto “umana” o possibile a livello fisico, indietro sul pavimento, la testa rivolta dietro la schiena e degli occhi sbarrati, il segnale svanì, schermo nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre fu chiamato da un nostro vicino, era il signor Alvarez, un uomo molto anziano e solo, che gli chiedeva aiuto, abitava al terzo piano e vedeva dalla sua finestra la ragazza alla sua stessa altezza, voleva venire da noi ma non riusciva a muoversi. In preda ad un attacco di eroismo uscì da casa, con mia madre urlante che voleva fermarlo così come me e mio fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">Aspettammo minuti, poi giunse un’ora, erano circa le dieci quando lei svanì. Le persone urlarono in strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Mio padre ancora non era tornato. Eravamo nervosi, preoccupati, fermi in cucina sperando che lo streaming del computer di notizie potesse aiutarci, andai in bagno. Poi un trillo alla porta. Ero la più vicina, mia madre ed i miei fratelli erano ancora fermi in cucina. Mi avvicinai lentamente alla porta, mossi il braccio per spostare lo spioncino e sentii.</p>
<p style="text-align: justify;">Fui afferrata.</p>
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		<title>&#8220;Strawberry Fields&#8221; versione illustrata in italiano ed inglese</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 21:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La versione illustrata in lingua italiana ed inglese di “Strawberry Fields” è in lavorazione, l’uscita è prevista nel 2012. Il testo è consigliato ad un pubblico generico, ma invitiamo la lettura ai più piccini. “Nel regno di Owl, da trent’anni, si combatte la guerra dei Tre soli, che ha portato solo morte e distruzione. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2012/02/Image26.png"><img class="alignleft size-full wp-image-982" title="Image26" src="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2012/02/Image26.png" alt="" width="143" height="145" /></a>La versione illustrata in lingua italiana ed inglese di “Strawberry Fields” è in lavorazione, l’uscita è prevista nel 2012.<br />
Il testo è consigliato ad un pubblico generico, ma invitiamo la lettura ai più piccini.<br />
“Nel regno di Owl, da trent’anni, si combatte la guerra dei Tre soli, che ha portato solo morte e distruzione. Il suo Re, Glauco, ha un unico erede, purtroppo è una ragazza, Fiammetta Eleonor. Costretto dalla possibilità che non potrà farcela a sopravvivere in battaglia, incoraggia e costringe la nipote a prendere marito… Tra corvi parlanti, magia, intrighi, illusioni e regni fantastici dove le fragole hanno una vita propria, “Strawberry Fields” si ambienta, trasformandosi da semplice racconto nell’inizio di una saga fantasy.”</p>
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		<title>&#8220;Lei&#8221; di Aura Conte &#8211; racconto HORROR gratuito.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 09:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AuraConte.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Lei&#8221; di Aura Conte Una normale cittadina, un urlo che viene dal mare. su: http://blogdelpavone.altervista.org/speciale-halloween-11-aura-conte-lei/ Buona Lettura e non scordatevi di cliccare su Mi Piace o Tweet. ps. prossimamente altri racconti gratuiti ^^. &#160; Evento facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=305823616098272]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2011/10/Image7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-845" title="Image7" src="http://auraconte.altervista.org/it/wp-content/uploads/2011/10/Image7-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>&#8220;Lei&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;">di Aura Conte<br />
Una normale cittadina, un urlo che viene dal mare.</p>
<p>su: <a href="http://blogdelpavone.altervista.org/speciale-halloween-11-aura-conte-lei/" rel="nofollow nofollow" target="_blank">http://blogdelpavone.alter<wbr>vista.org/speciale-hallowe<wbr>en-11-aura-conte-lei/</wbr></wbr></a></p>
<p>Buona Lettura e non scordatevi di cliccare su Mi Piace o Tweet.</p>
<p>ps. prossimamente altri racconti gratuiti ^^.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Evento facebook: <a href="https://www.facebook.com/event.php?eid=305823616098272">http://www.facebook.com/event.php?eid=305823616098272</a></p>
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